In Dolomiti, nella seconda metà dell’ Ottocento, quando l’interesse principale era rivolto alle Grandi Cime, una scalata ha suscitato l’interesse perché l’obiettivo era una piccola, bellissima torre, quasi un gioiello incastonato nel gruppo delle Marmarole, tra la Cima Bel Prà e il Sorapiss.
Che il motivo scatenante sia stata una scommessa tra valligiani poco importa, sicuramente quella di Luigi Cesaletti nel 1877 è stata una impresa assoluta per l’alpinismo dolomitico. Il cadorino salì la torre per l’odierna via Normale, da solo, arrampicando in salita e discesa, incontrando difficoltà di III grado lungo cenge e camini a volte poveri di appigli, per poi compiere una traversata esposta e spettacolare verso lo spigolo sud-est, che a 2/3 presenta una sorta di “passo del gatto”.
Oggi la salita è addomesticata da qualche chiodo nei punti più impegnativi, anche qualche fix lungo i tiri e per le soste (in particolare quelle di calata). La relazione di Bernardi sulla guida di arrampicata intorno a Cortina presenta una variante iniziale (la Comune originale sale e scende dal versante est della torre,lungo un canale di terra e ghiaia fino alla selletta di attacco) che non è assolutamente facile, un buon IV grado sprotetto che può presentare qualche difficoltà “a freddo”, e poi ancora lungo una cengia molto esposta.
La via normale alla Torre dei Sabbioni è quindi un piccolo capolavoro, un viaggio-arrampicata nella storia dell’alpinismo in Dolomiti che ogni alpinista classico deve intraprendere, anche in compagnia di una guida alpina, per toccare con mano la grandezza, l’audacia e l’impresa di un Grande poco conosciuto del passato.
- Il panorama che si presenta a pochi passi da Forcella Grande.
- Sulla parte iniziale.
- La Torre dei Sabbioni.
- Uno sguardo verso il Cadore.
- Sulla traversata, passo del gatto stile 1877
- In cima alla Torre dei Sabbioni
- In calata dalla cima.
- Moderno vs. Classico
- Sulla via del ritorno, il gruppo del Sorapiss da Forcella Grande.










