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In molti hanno definito Selvaggio Blu come il trekking più duro d’Italia.  Io direi che si tratta dell’esperienza più originale (e anche faticosa) che noi frequentatori delle Alpi possiamo sperimentare, e allo stesso tempo di una vera Avventura zaino in spalla in uno degli angoli selvaggi più belli d’Italia (e non solo).

Salendo una “Iscala

Selvaggio Blu non è una classica Alta Via in stile Dolomiti, dove i sentieri sono tutti perfettamente segnati e si trova un rifugio e o punto di ristoro ogni paio d’ore di cammino massimo. Io parlerei di tracce di mulattiere aperte dai Carbonai ai primi del Novecento (ora più o meno inglobate dentro una vegetazione molto rigogliosa), sbarcati col compito di sfruttare i numerosi boschi sardi per ricavarne carbone vegetale. Parlerei di tracce dei pastori sardi che per badare alle loro capre in un ambiente aspro e roccioso a picco sul mare  hanno trovato passaggi molto arditi tra le falesie e i boschi, senza uso della corda (fino al IV grado) e spesso aiutandosi con tronchi di ginepro (iscala ‘e fustes) preparati ad hoc e poggiati sulla roccia per saltar su da un bosco all’altro. Dunque queste mulattiere, tracce di sentieri, iscala ‘e fustes, tratti di arrampicata (oggi addomesticati in qualche punto da un cavo metallico, gli altri vanno attrezzati al momento con la corda) e vertiginose calate in corda doppia attrezzate per la prima volta dagli ideatori Verin e Cicalò negli Anni 80, vanno a definire il “sentiero” di Selvaggio Blu.

Oggi si possono trovare moltissime informazioni sull’itinerario di Selvaggio Blu, ci sono tracce GPS in rete e descrizioni dettagliate di ogni tappa, ma la via giusta non è sempre evidente e logica, e la gestione dei tratti alpinistici richiede una attenta preparazione. Due altri aspetti rendono Selvaggio Blu unico e complesso nel suo genere. La sistemazione per le notti del trekking è “ss”, ovvero sotto le stelle con materassino e sacco a pelo, e gli approvvigionamenti di cibo ma soprattutto di acqua vanno organizzati in anticipo perché non si trova nulla lungo il percorso.

I rifornimenti giornalieri arrivano via mare nel pomeriggio. Selvaggio Blu.

La mia proposta di Selvaggio Blu è di 5 giornate di trekking, e per restare il più possibile vicini al mare affronteremo la variante aperta nel 2014 da Marcello Cominetti insieme ai ragazzi di Explorando Supramonte tra Cala Goloritzé e Cala Mariolu, dove un ledere (ovvero un sentiero molto esposto di terra misto a ghiaia) e una ferrata di 30 metri permettono di attraversare un complicato bosco sospeso sopra la costa e di superare un ripido ed esposto spigolo di roccia prima di riprendere una comoda carbonaia nel bosco di Ispuligi.

Vi domanderete se siete all’altezza di Selvaggio Blu? Condizione necessaria è un’ottima esperienza escursionistica, un buon allenamento (una media di 6 ore di cammino al giorno, dislivello massimo intorno agli 800 metri, il tutto andando a passo tranquillo – siamo in vacanza!) passo sicuro e assenza di vertigini, e prima di tutto una ottima capacità di adattamento. Nei tratti tecnici c’è la guida alpina e la sua corda a darvi un grosso aiuto, per questo motivo non è assolutamente necessaria alcun tipo di esperienza alpinistica precedente e nemmeno sapere usare corda, imbragatura e moschettoni.

Date:  7-13 aprile 2018.   750€ a persona (min.6 partecipanti)
           13 ottobre – 19 ottobre 2018.  750€ a persona (min.6 partecipanti)

Sono inoltre a disposizione per accompagnare qualsiasi gruppo già formato, nei due periodi primaverili (da aprile e fine maggio) e autunnali (da settembre fino ai primi di novembre).

La quota di partecipazione comprende: servizio guida alpina, 2 notti in hotel *** con mezza pensione (camere doppie e triple, a richiesta camera singola con supplemento), colazione pranzo e cena per tutta la durata dell’itinerario, recupero in motoscafo a fine trekking, rifornimenti di acqua e viveri giornalieri, attrezzatura tecnica se necessario (imbragatura, cordino e moschettone).

PROGRAMMA GENERALE

Primo giorno: l’incontro è fissato alle ore 18 presso l’Albergo Santa Maria, a Santa Maria Navarrese. Prima di cena introduzione al trekking, briefing e controllo materiali.

Secondo giorno: si parte direttamente dall’albergo per raggiungere un bel sentiero in mezzacosta che in poco meno di due ore ci porta alla Pedra Longa, una guglia di 150 metri sul mare, che segna anche l’inizio ufficiale di Selvaggio Blu. Eventuale bagno rinfrescante alla spiaggetta della Forrola prima di salire i primi zigzag che portano alla Cengia Giradili. La si percorre tutta per raggiungere il bellissimo Ovile Us Piggius, recentemente ristrutturato, e comodamente su sterrata raggiungiamo il primo rifugio per la notte, il comodo Ovile Ginnirco. E’ possibile rendere la prima giornata più impegnativa e mettere subito mani e piedi sui percorsi dei pastori sardi, salendo lo Scalone di Sos Oggiastros fino alla cresta di Punta Giradili.

Selvaggio Blu, prima tappa. La Pedra Longa.

Terzo giorno: è la tappa più lunga e faticosa del nostro Selvaggio Blu. Si lascia l’ovile Ginnirco alle prime luci del giorno per attraversare gli impegnativi “campi solcati” (pendii rocciosi a volte ripidi ed esposti, caratterizzati da lame di roccia che richiedono molta attenzione), poi dei bei boschi di leccio e corbezzoli fino al primo tratto tecnico di Selvaggio Blu su Bacu Tenadili, dove indosseremo l’imbragatura e useremo la corda e moschettoni per superare una ripida parete. Dopo le prime 4 ore di cammino raggiungeremo il fiordo di Porto Pedroso, dove ci concediamo una meritata pausa bagno con pic nic per ricaricare le batterie. Le 4 ore seguenti di cammino sono su terreno più semplice, con qualche breve tratto tecnico, fino a raggiungere Punta Salinas, punto panoramico per eccellenza sulla Guglia di Goloritzé. Ancora un’ora di sola discesa prima di raggiungere Cala Goloritzé, splendida spiaggetta (che è anche patrimonio dell ‘UNESCO) dove ci aspetta il cibo e la meritata birra.
Queste prime due tappe, a seconda della stagione, della meteo e delle condizioni, si possono modificare all’ultimo momento.

Il tratto tecnico a Bacu Tenadili. Selvaggio Blu, seconda tappa.

Quarto giorno: si entra nel vivo dell’avventura, oggi si percorre l’impegnativa variante Su Ledere ‘e Goloritzé. Subito una “corda della sveglia” sistemata dalla guida su una placca bianca sopra la spiaggia ci porta dentro il bosco sospeso, “le Sorgenti”. Si attraversano 3 ripide frane, in parte con l’aiuto di corde fisse, prima di raggiungere lo spettacolare spigolo di calcare che separa Goloritzé da Ispuligidenie, che saliremo percorrendo la breve via ferrata attrezzata da Cominetti e C. nel 2014. Superata questa difficoltà, imboccheremo una comoda carbonaia che ci porterà alla bellissima Cala Mariolu, meta della nostra giornata.
Questa è la tappa più breve di Selvaggio Blu, con poco dislivello in salita (300 metri massimo), si impiegano 5 ore normalmente per raggiungere Cala Mariolu, ma va comunque affrontata con molta prudenza e senza fretta.

Sulla ferrata di Goloritzé. Selvaggio Blu, terza tappa.

Quinto giorno: anche qui si parte in salita direttamente dalla spiaggia lungo un ripido canale ghiaioso molto faticoso (100 metri di dislivello), dove ancora una volta la corda posizionata dalla guida sarà di grande aiuto. E’ chiamato Su Acchissolu ‘as Crabas in sardo, è il “sentiero” che utilizzano le capre quando vogliono scendere in spiaggia per rinfrescarsi. Traversando lungo un’esile traccia esposta ci portiamo su rocce più sicure e comode fino a ricongiungerci all’itinerario di Selvaggio Blu Classico. E’ qui il momento di affrontare una calata con la corda, la prima di 4 in programma per la quarta tappa. Raggiunto Bacu Mudaloru sarà l’ora giusta di uno spuntino prima di riprendere il cammino lungo una vegetazione selvaggia, grotte, passaggi esposti e incredibili attraverso fori nella roccia. Metteremo piede alla Grotta del Fico, nostro rifugio per la notte, con un’ultima calata con la corda sul vuoto. Emozioni garantite!

Fabio è pronto per l’atterraggio sul pontile della Grotta del Fico. Selvaggio Blu, quarta tappa.

Sesto giorno: il gran finale. Una giornata che parte a pelo d’acqua, in piena esposizione, attraverso passaggi improbabili (non scherzo!). Riprendiamo Selvaggio Blu classico sul sentiero di salita a Bacu Su Feilau per raggiungere la comoda carbonaia di Ololbizzi. Dopo una breve visita all’Ovile Piddi, è il momento di infilarsi dentro la Gola di Sa Nurca, e subito dopo sarà ancora il momento di affidarsi alla corda per le 2 vertiginose calate che ci portano direttamente nel bosco sopra Cala Biriala. Qui il lungo sentiero in falsopiano attraverso il bosco di Oronnoro e poi Plummare non deve farci pensare che sia tutto finito. C’è ancora da oltrepassare la frana di Plummare, poi il tratto chiave di Selvaggio Blu classico lungo due placche attrezzate con catena metallica. Ancora una calata verticale di 30 metri esatti, un’altra lotta tra rovi e ginepri per raggiungere l’ultima calata con la corda sopra Cala Sisine. Manca davvero poco, la spiaggia è a dieci minuti di marcia. Qui possiamo godere dell’ultimo bagno, e magari lasciare il resto del pic nic ad una famiglia di maialetti selvatici che bazzicano spesso questa zona. Il ritorno in gommone dura circa 45 minuti, e sarà l’occasione di rivivere tutta la nostra traversata da un punto di vista privilegiato,anche se la testa sarà già sulla doccia che più di qualcuno sogna da 5 giorni!
Cena e pernottamento in hotel.

Loredana sul tratto chiave di Selvaggio Blu classico. Quinta tappa.

Settimo giorno: colazione in hotel e scioglimento del gruppo.

NOTA IMPORTANTE!!!
Negli ultimi anni Selvaggio Blu è presente nei programmi di moltissime guide e agenzie di viaggio, è il trekking ideale del fuori stagione. Per rendere l’esperienza più “leggera”, forse anche più appetibile, si includono tanti comodi servizi oltre ai rifornimenti giornalieri di viveri, in particolare il trasporto bagagli. Personalmente ritengo che sia già un enorme vantaggio non doversi caricare cibo e acqua per 5 giorni, e che una avventura come Selvaggio Blu vada anche un pò sudata e guadagnata, portandosi in spalla quel poco che serve per il giorno e la notte. Ci tengo a ricordarvi che in caso di mare agitato i rifornimenti serali via mare non sono garantiti, e non avendo con sé il necessario per la notte si sarebbe costretti ad un cambio di programma che potrebbe essere ben più scomodo e pesante di quel paio di chili tra sacco a pelo e materassino dentro allo zaino. A buon intenditor…

Equipaggiamento:
Zaino 50L massimo
Sacco a pelo di peso medio-leggero (temperatura comfort intorno ai 5-10 gradi, non portate vecchi sacchi a pelo che ingombrano un sacco e fanno freddo!)
Materassino in poliuretano o autogonfianti (se avete voglia di spendere qualche soldo in più, vi consiglio il Thermarest NeoAir Xlite, è comodissimo, estremamente leggero e occupa uno spazio minimo nello zaino)
Imbragatura (una leggera tipo da ghiacciaio / sci alpinismo è sufficiente), un moschettone a ghiera, un cordino di 2 m. diam. min. 8mm
Lampada frontale
Tazza, piatto, posate (se dovete acquistare, la marca Sea To Summit vende ottimi prodotti in silicone perfetti per il campeggio)
Scarpe da trekking collaudate, meglio basse. Non sono necessarie pedule da montagna (eventuali ciabatte/sandali per la sera)
Giacca in Gore-Tex leggera
Piumino leggero (tipo Patagonia Down Sweater, anche senza maniche)
Felpa in cotone o pile leggero
3 magliette possibilmente bianche o di colore comunque chiaro.
Robusti pantaloni in tela e pantaloni corti
Calze e mutande tre ricambi
Costume da bagno
Bandana tipo Buff
Cappello, crema ed occhiali da sole
Repellente per insetti
Asciugamano e occorrente per toilette
Due borracce da 1L ciascuna (interessanti quelle di Hydrapack. NO Camelback )
Bastoncini non indispensabili e solo se pieghevoli (Leki, Black Diamond e Gipron tra i più comuni)
Batteria esterna per caricare il telefono (c’è sempre segnale la sera quando siamo in spiaggia, una batteria da 10000mAh è più che sufficiente)

INFORMAZIONI PER RAGGIUNGERE SANTA MARIA NAVARRESE DALL’ITALIA
Ormai con le compagnie aeree low cost non è più conveniente raggiungere la Sardegna con il traghetto, soprattutto se non avete in programma di passare altro tempo in giro per l’isola. Prenotando per tempo e guardando le soluzioni dei vari aeroporti, si riesce a volare anche per 40 euro, e comunque mai oltre i 150 euro A/R. Se atterrate a Cagliari, potete raggiungere Santa Maria Navarrese con il bus di linea (contare 3-4 ore), con taxi (intorno a 220 euro per macchina), con Blabla Car (funziona benissimo anche qui, rischiate di viaggiare con meno di 10 euro a persona, probabilmente fino a Tortolì che dista pochi km da Santa Maria. Da qui con taxi o bus potrete raggiungere l’albergo), oppure prenotando una macchina con Europcar (contattate direttamente la sede di Tortolì al 0782620090) per la sola tratta dall’aeroporto di Cagliari a Tortolì. Resto comunque a disposizione per ogni dettaglio e informazione a riguardo.