Sono più di 5 anni che accompagno gruppi nella scoperta di Selvaggio Blu, conosciuto come il trekking più impegnativo d’Italia. Fin dall’inizio ho sempre proposto la versione che Marcello Cominetti chiama “VISTA MARE”, l’ho imparata da lui, come da lui ho imparato l’idea che Selvaggio Blu deve essere una esperienza tanto unica quanto scomoda, senza bagagli né tende al seguito. Selvaggio Blu “Vista Mare” al terzo giorno affronta un percorso più impegnativo rispetto all’originale, passando per Su Ledere e la Ferrata di Goloritzé, bypassando la Gola di Boladina che porterebbe inutilmente verso Punta Mudaloru per poi scendere sempre verso il mare.

La spettacolare seconda calata di 55 metri di Plumare. Selvaggio Blu Extreme, seconda tappa.

L’introduzione della variante di Goloritzé del 2013 ha rimescolato l’offerta di guide e agenzie per il Selvaggio Blu, qualcuno ha cominciato a chiamare “Selvaggio Blu Extreme” la versione con ferrata Goloritzé e qualche altra calata spettacolare. Altri colleghi hanno poi cominciato a proporre un itinerario al contrario, sempre di 5 giorni di marcia, partendo da Margine per la S’Istrada Longa fino a Cala Goloritzé, chiamandolo “Blu Selvaggio” o “Selvaggio Blu Extreme”. La nuova guida della Versante Sud “Il Supramonte di Baunei e il Selvaggio Blu” chiama questa versione “Filu Pendere”, e spiega con buon dettaglio l’itinerario nelle sue 5 tappe.

Ho sempre guardato con un pelo di sospetto questa versione al contrario, pensando che l’originale è sempre il migliore, un pò come quei film capolavori che hanno dei sequel. E’ possibile rendere appetibile Selvaggio Blu al contrario non solo a chi non ha mai esplorato questo magnifico tratto di costa dell’Ogliastra, ma anche a chi ha già percorso l’itinerario normale o il Vista Mare? Quest’anno, vuoi per la voglia di cambiare e di scoprire nuove tappe, vuoi perché volevo portare i  primi “selvaggi” a rimettere il loro piede (oggi più sicuro dopo tante avventure insieme per le Dolomiti e tutte le Alpi) in Sardegna, siamo andati a vedere le tappe più emozionanti di questo “Selvaggio Blu Extreme”. E vi posso dire che ci ha letteralmente stregati. Da Cala Sisine a Cala Goloritzé ogni tappa è più bella, più emozionante dell’altra. Ognuna ha il suo perché. Il tratto di ferrata esposto, la calata vertiginosa, la spiaggia più bella, la grotta incredibile, la cengia più esposta…

Strisciando lungo l’impressionante fessura di Punta Mudalloru. Selvaggio Blu Extreme, quarta tappa.

E’ veramente “Extreme”, ma non fatevi fuorviare dal termine. La sicurezza è sempre garantita nei tratti più impegnativi, grazie alla corda fissata dalla guida alpina nei punti dove non fosse già presente. Per partecipare è necessaria sempre un’ottima esperienza escursionistica (essere in grado di cavarsela su ogni tipo di terreno), un buon allenamento (una media di 6 ore di cammino al giorno, dislivello massimo intorno agli 800 metri, il tutto andando ad un passo normale) passo sicuro e assenza di vertigini, e prima di tutto una ottima capacità di adattamento e spirito di gruppo. Esperienza di vie ferrate e calate in corda doppia non è obbligatoria ma consigliata.

I pernottamenti durante il trekking saranno sempre alla “belle etoile”, con una notte in ovile gestito. Nel Selvaggio Blu Extreme è più comodo muoversi con uno zaino leggero, facendosi portare la sera il necessario per la notte oltre al cibo e l’acqua necessari per cena, colazione e picnic del giorno seguente. Mi piace comunque raccomandare di prendere uno zaino capiente come per Selvaggio Blu classico, poiché in caso di mare non navigabile bisognerebbe cambiare il punto tappa, salendo in montagna dove la jeep ci può raggiungere. Non saranno quei pochi chili in più sulle spalle a scoraggiare i più volenterosi e motivati.

PARTENZE 2024: 25 APRILE – 1 MAGGIO (PARTENZA CONFERMATA, ANCORA POCHI POSTI DISPONIBILI) E 14-20 OTTOBRE. 7 giorni, di cui 5 di trekking. 1100 EURO/PERSONA. POSTI LIMITATI! (GRUPPO MIN.4 PERSONE)

La quota di partecipazione comprende: servizio guida alpina, 2 notti in hotel *** con trattamento di mezza pensione (camere doppie e triple, a richiesta camera singola con supplemento), una notte in ovile gestito con trattamento di mezza pensione (antipasto, primo secondo e dolce, bere incluso), colazione pranzo e cena per tutta la durata dell’itinerario, trasporto dei bagagli a ogni tappa (Per bagagli si intendi sacco a pelo, materassino e qualche ricambio di vestiti, NON VALIGIE), recupero in motoscafo a fine trekking ( o in jeep a seconda della navigabilità del mare), rifornimenti di acqua e viveri giornalieri, attrezzatura tecnica se necessario (casco, imbragatura, cordino, moschettone).

Sono inoltre a disposizione per accompagnare gruppi privati (min. 4 partecipanti) nei due periodi primaverili (da aprile e fine maggio) e autunnali (da settembre fino ai primi di novembre).

La ferrata di Plumare, Selvaggio Blu Extreme, Seconda tappa.

PROGRAMMA GENERALE

Primo giorno: l’incontro è fissato alle ore 18 presso l’Albergo Santa Maria, a Santa Maria Navarrese. Prima di cena introduzione al trekking, briefing e controllo materiali.

Secondo giorno: dall’hotel si parte con il fuoristrada per un transfer di circa 1 ora e mezza fino a località Margine, nel Supramonte di Baunei. E’ una giornata in discesa ma solo nel dislivello. Ad una prima parte in campo aperto segue una vera e propria cengia, S’Istrada Longa, lunga di nome e di fatto. Nei tratti più esposti sono presenti dei chiodi necessari per fissare una corda di sicurezza. Raggiunto il fondovalle si percorre l’ultima parte della sterrata per Cala Sisine fino a Plan’e Murta, si prosegue ancora una ventina di minuti per raggiungere Cala Sisine per un primo bagno rinfrescante. 6h di cammino, pernottamento presso “Su Coile” vicino alla spiaggia, con cena tipica (di terra o mare).

La grotta con sabbia “marziana”. Selvaggio Blu Extreme, seconda tappa.

Terzo giorno: si entra nel vivo dell’avventura. Per chi avesse già effettuato Selvaggio Blu classico, si riprende il cammino proprio dove l’aveva terminato. Si coprono i 250 metri di dislivello previsti per la tappa subito nella prima parte. Indossato l’imbrago in un bel punto panoramico si comincia a seguire una vecchia carbonaia che si restringe sempre più fino a diventare un’esile traccia. Una prima doppia corta permette di proseguire il cammino fino ai primi cavi metallici. La vegetazione e il luogo dove si cammina è incredibile, una grotta con sabbia arancione vivo ricorda le foto di Marte! Il tratto chiave è poco dopo: una parete di 20 metri attrezzata con cavo e fittoni da ferrata permette di superare una parete gialla, verticale e priva di appigli. Si prosegue con altri tratti attrezzati, sempre esposti, fino a raggiungere la prima vera calata della giornata, 35 metri quasi verticali per raggiungere un ballatoio a cui segue una delle calate più lunghe del trekking, 55 metri all’inizio verticali e poi completamente nel vuoto. Dopo un meritato pic nic, proseguiamo lungo Selvaggio Classico, attraversando la frana di Plumare per entrare nel bosco di Oronnoro. Cala Biriala non è così distante, raggiungeremo la spiaggia con una magnifica calata di 45 metri. 6h di cammino. 

La linea rossa sulla foto identifica il tratto chiave della ferrata di Plumare. Selvaggio Blu Extreme, seconda tappa.

La prima delle sette calate di Bacu Padente. Selvaggio Blu Extreme, terza tappa.

Quarto giorno: un’altra avventura ci attende oggi. Dal bosco sopra la spiaggia di Cala Biriala, zaini in spalla seguiamo a ritroso il percorso per la Scala di Biriala. La abbandoneremo circa a metà, per una calata verticale di 30 metri esatti che ci deposita in un bosco sospeso sopra il mare. Tracce di sentiero si alternano ad un paio di sezioni dove è necessario

La calata davanti l’ingresso della grotta ipogea. Selvaggio Blu Extreme, quarto giorno.

attrezzare il passaggio con una corda, fino a raggiungere una vecchia iscala fuste che in breve porta nuovamente su Selvaggio Blu originale. Ancora un pò di concentrazione lungo carbonaie coperte dalla vegetazione prima del pic-nic. La seconda parte della tappa è caratterizzata da 7 calate sopra Bacu Padente, con un tratto spettacolare a metà discesa lungo una grotta ipogea.  Un ultimo tratto tecnico da attrezzare con la corda a pelo d’acqua ci porta al nostro punto tappa, la Grotta del Fico. 6-7h.

Quinto giorno: un inizio di giornata più che verticale. A pochi metri dal tavolo, clippiamo i nostri moschettoni ad una “ferrata sarda” e saliamo con grinta i ripidi gradini arrugginiti che ci portano 25 metri più in alto, dentro al bosco. La quarta tappa è lunga e varia, incrociando spesso Selvaggio Blu originale. Si arrampica ancora uno scalone esposto, una paretina tecnica sotto la Grotta Cinque Stelle, si segue una buona traccia lungo il bosco fino al caratteristico oblò. Ci passeremo dentro, la parete di Punta Mudaloru, con il tratto chiave della tappa, è di fronte a noi. Una carbonaia ci porta sul fondo di Bacu Mudaloru, da qui una piccola traccia ci porta alla base dell’ennesimo tratto tecnico della giornata. Una traversata su parete esposta seguita da due tronchi di ginepro, appoggiati saldamente su un diedro giallo grigio verticale. E’ l’inizio della fessura orizzontale, ci aspetta dietro lo spigolo.

Selvaggio Blu Extreme, quinto giorno.

Qui si deve per forza strisciare, spingendo lo zaino davanti a sé, l’adrenalina è alta (anche la sicurezza, grazie ad una corda fissata dalla guida). Continuiamo la nostra marcia attraversando il bosco selvaggio di Ispuligi; si raggiunge un caratteristico balcone panoramico, dove troviamo il tronco di ginepro appoggiato di Su Fronte de As Postas, un sentiero dei pastori pochissimo frequentato che porta sulla cima di Serra e Lattone. Cala Mariolu è sotto di noi, dobbiamo ancora seguire le tracce delle capre lungo una cengia esposta e due calate in doppia, l’ultima di quasi 60 metri ci deposita direttamente sugli scogli a pochi metri della ghiaia bianca della spiaggia. 7-8h.

Strisciando lungo l’impressionante fessura di Punta Mudalloru. Selvaggio Blu Extreme, quinto giorno.

Sesto giorno: siamo all’ultima tappa di Selvaggio Blu Extreme. Oggi raggiungeremo Cala Goloritzé percorrendo al contrario l’impegnativo Su Ledere ‘e Goloritzé, attrezzato da Marcello Cominetti e i ragazzi di Explorando Supramonte  nel 2014. Dal posto di bivacco di Cala Mariolu si segue un comodo sentiero fino ad individuare i resti di una carbonaia che taglia orizzontalmente il bosco fino al bordo della falesia dove esce il cavo metallico della ferrata di Goloritzé. Ci caliamo lungo questo, fino a raggiungere il bosco e una pietraia. Si attraversano 3 ripide frane, in parte con l’aiuto di corde fisse, prima di raggiungere la placca bianca sopra Cala Goloritzé. Ci aspetta l’ultima calata della nostra avventura prima del meritato relax e bagno rinfrescante. Col gommone si rientra a Santa Maria Navarrese. Cena e pernottamento in hotel.

La ferrata di Goloritzé. Selvaggio Blu Extreme, sesto giorno.

Nel caso in cui i partecipanti avessero già percorso la ferrata di Goloritzé, saliremo il selvaggio sentiero di “Su Fronte de As Postas” fino a Serra e Lattone. Una scala di ginepro, tratti di arrampicata, passaggi nascosti, vegetazione aspra e selvaggia sono gli ingredienti di un’ultima avventura vera. Il rientro verrà effettuato con la jeep dalla località Piredda, in zona Golgo.

Settimo giorno: colazione in hotel e scioglimento del gruppo.

Lungo la ferrata di Goloritzé. Selvaggio Blu Extreme, ultima tappa.

EQUIPAGGIAMENTO:

Salendo la vecchia scala di ginepro del terzo giorno. Selvaggio Blu Extreme.

– Zaino 40-50L (da anni uso un Arcteryx AFL 40 , è uno zaino costoso ma indistruttibile, impermeabile per davvero, anche dopo un uso intenso in montagna)
– Sacco a pelo di peso medio-leggero (temperatura comfort intorno ai 5-10 gradi, non portate vecchi sacchi a pelo che ingombrano un sacco e fanno freddo. Personalmente posso consigliare SeaToSummit SPII , che è anche troppo caldo)
– Materassino in poliuretano o autogonfianti (se avete voglia di spendere qualche soldo in più, vi consiglio il Thermarest NeoAir Xlite, è comodissimo, estremamente leggero e occupa uno spazio minimo nello zaino. Altrimenti il Forclaz di Decathlon costa poco e offre più o meno lo stesso servizio)
– Imbragatura (una leggera tipo da ghiacciaio / sci alpinismo è sufficiente), due moschettoni a ghiera a base larga, uno spezzone di corda intera da 9-9.5mm lungo 3 metri. In alternativa va bene anche un kit ferrata. Discensore per le calate.
– Caschetto da arrampicata
– Lampada frontale
– Tazza, piatto, posate (se dovete acquistare, la marca Sea To Summit vende ottimi prodotti in silicone perfetti per il campeggio, le posate in plastica di Decathlon vanno benissimo)
– Scarpe da trekking collaudate, meglio basse (non scarpe da trail running, si distruggono). Non sono necessarie pedule da montagna (eventuali ciabatte/sandali per la sera consigliati per far respirare i piedi)
– Giacca in Gore-Tex leggera
– Piumino leggero (tipo Patagonia Down Sweater, anche senza maniche)
– Felpa in cotone o pile leggero
– 2 magliette possibilmente bianche o di colore comunque chiaro.
– Robusti pantaloni in tela e pantaloni corti
– Calze e mutande (consiglio un paio di calze al giorno)
– Costume da bagno
– Bandana tipo Buff
– Cappello, crema ed occhiali da sole
– Repellente per insetti
– Asciugamano e occorrente per toilette ( il telo microfibra di Decathlon grande è perfetto)
– Bastoncini non indispensabili e solo se pieghevoli (Leki, Black Diamond e Gipron tra i più comuni)
– Batteria esterna per caricare il telefono (c’è sempre segnale la sera quando siamo in spiaggia, una batteria da 10000mAh è più che sufficiente)
– Le borracce non servono!

Il bagaglio personale rimane al sicuro in albergo durante il trekking. 

Cala Biriala, Selvaggio Blu Extreme. Ph. Tremolada

INFORMAZIONI PER RAGGIUNGERE SANTA MARIA NAVARRESE DALL’ITALIA

Ormai con le compagnie aeree low cost non è così conveniente raggiungere la Sardegna con il traghetto, soprattutto se non avete in programma di passare altro tempo in giro per l’isola. Prenotando per tempo e guardando le soluzioni dei vari aeroporti, si riesce a volare anche per 40 euro, e comunque mai oltre i 120 euro A/R bagaglio in stiva incluso.  Si cerca sempre di organizzare un transfer collettivo per i partecipanti che arrivano all’aeroporto di Cagliari (da preferire) oppure Olbia. Altrimenti potete raggiungere Santa Maria Navarrese con il bus di linea (contare 3-4 ore). Potete anche noleggiare una macchina a noleggio per l’intera settimana, con GoldCar (che consiglio e utilizzo sempre) si può trovarla a ottimi prezzi, la macchina poi resta al sicuro nel parcheggio dell’hotel durante il trekking. Resto comunque a disposizione per ogni dettaglio e informazione a riguardo