La via Pichl sulla parete Nord del Sassolungo è tra i capolavori di IV grado più belli delle Dolomiti, e certamente il più lungo nella sua difficoltà. Aperta nel 1918, con i suoi 27 tiri di corda per 1200 metri di sviluppo è la via più lunga della montagna, un punto di riferimento per i gardenesi che la ripetono spesso e volentieri anche in solitaria, Reinhold Messner la riteneva un ottimo test per verificare lo stato di forma personale. Il “Mammut”, così l’abbiamo chiamata con Giovanni da quando l’abbiamo messa tra i nostri obiettivi, e ci è mancato poco che si sfuggisse anche quest’anno visto il meteo un pò ballerino della prima metà di luglio. Poi l’alta pressione nella seconda metà del mese è entrata prepotente, e noi siamo partiti.

La classica foto dell’ultimo tiro di corda. Pichl al Sassolungo.

L’individuazione del percorso di salita della Pichl al Sassolungo non crea problemi ad un occhio esperto, la relazione del Bernardi è molto precisa, ma tenete conto la dimensione enorme della parete. Avere dei precisi punti di riferimento è fondamentale per non perdere tempo a cercare chiodi o cordini che sono pochi e solo nei punti chiave. Viene chiamata parete Nord, ma in una giornata senza luce avrete sempre il sole a scaldarvi la roccia e le mani, direi che è più un Est come esposizione. La roccia è fantastica lungo tutta la via, l’arrampicata si svolge lungo placche e camini, direi 50/50, i tiri in camino prima e dopo il pulpito Pichl non sono complicati, anche i due tiri chiave si possono ben salire con delle buone scarpe da avvicinamento (i piedi su una via così lunga ti ringraziano se le scarpette rimangono a casa). Si possono allungare dei tiri e accorciarne altri, ma alla fine non è così conveniente scappare da quei 27 tiri di corda. Abbiamo impiegato poco più di 6 ore per salire in cima, nel complesso tutto è filato liscio fino in vetta, per essere stata anche la mia prima volta sono statao contento! La discesa dal Sassolungo come sempre non va sottovalutata, il caldo si è fatto sentire e ci ha stancato un pò di più, ma alle 4 eravamo già al Rifugio Demetz con le gambe sotto il tavolo e una birra grande in mano, un’ora in anticipo sulla chiusura della ovovia. L’unico consiglio che vi posso dare è di calcolare bene le tempistiche complessive, perché non deve essere simpatico perdere l’ultima corsa dell’impianto.

Complimenti a Giovanni per aver centrato un altro ambizioso obiettivo in questa grande estate 2018 insieme.