Si sa che prenotare la settimana Monte Bianco con molti mesi in anticipo ha le sue grosse componenti di rischio, in primis la meteo, seguito dalla questione rifugi. Come sarà il tempo? Le condizioni della montagna? Il gran couloir del Gouter sarà pericoloso? Prenotare il Gouter è ormai una questione di fortuna anche per i professionisti della montagna! Bagarre incredibili da nerd della rete per accaparrarsi un post.
Per Graeme e Mark era giunta l’ora del terzo tentativo su questa montagna, il Bianco, diventato quasi un incubo, un chiodo fisso. E questa volta è filato tutto perfettamente, dal meteo splendido, all’acclimatamento e alla loro preparazione. A dirla tutta, per un soffio ci stava per scappare la vetta, ma andiamo con ordine.

Alpinismo sui 4000 del Monte Rosa. Punta Parrot.

Quali sono le chances di arrivare in cima al Monte Bianco senza una minima fase di acclimatamento? Basse, ve lo posso assicurare io, anche se l’ho salito poco più di 10 volte per la via normale. La percentuale di successo si abbassa ulteriormente (sempre senza acclimatamento) se programmate di salire dalla normale italiana, prenotare il Rifugio Gonella è ancora abbastanza semplice e in tanti ci provano da quel versante. La normale italiana al Monte Bianco, chiamata “via del Papa” proprio perché il Papa Achille Ratti fu il primo a scendere da questo versante alla fine 800, prevede due giornate impegnative e molto faticose, e l’acclimatamento è fondamentale a mio avviso. La normale italiana era nel nostro programma, e per prepararsi a questa piccola impresa non c’è posto migliore che andare per tre giorni intorno al Monte Rosa.

Alpinismo sui 4000 del Monte Rosa. Punta Parrot.

Facendo base alla Capanna Gnifetti per due notti, abbiamo salito 6 cime oltre i 4000 metri. Piramide Vincent, Corno Nero, Ludwigshohe e Balmenhorn sono stati il bottino della prima giornata, Parrot e Capanna Margherita nella seconda. Sono cime tutte molto vicine, ma il dislivello a fine giornata si fa sempre rispettare, poi ci pensa la cucina direi “stellata” della Gnifetti a rifocillarti. Grazie Erica e a tutto lo staff per l’ottima ospitalità!

Via ferrata Curalla, Passy.

In mezzo alla settimana ci sta un giorno di riposo, per recuperare le energie. La ferrata Curalla di Passy, a mezz’ora di auto da Chamonix, è un’ottima possibilità per divertirsi. Abbiamo compiuto il giro in poche ore, e al mattino presto per non morire dal caldo. La “Canicule” di quei giorni era incredibile, a Chamonix il termometro ha toccato i 39 gradi.
Il mattino dopo partiamo di buon’ora dalla fine della Val Veny, il percorso è lungo e abbastanza faticoso, l’ambiente è severo. Impieghiamo cinque ore buone per raggiungere il rifugio Gonella, il caldo si fa sentire ma le condizioni sembrano ottime. Guardo la traccia sul ghiacciaio ed è proprio dritta come mi dicevano. Dritta e ripida!

Normale Italiana al Monte Bianco. Ghiacciaio del Miage.

Normale Italiana al Monte Bianco. Avvicinamento al Rifugio Gonella.

La colazione è per tutti a mezzanotte, il nostro asso nella manica è una prenotazione al rifugio Gouter per la notte successiva, che ci permette di stare a letto ancora due ore e di approfittare della fatica altrui per camminare su una traccia migliore. La salita al colle delle Aiguilles Grises sarà comunque faticosa, per il caldo e per la traccia dritta come una freccia. Un vento freddo e inaspettato ci accoglie sulla cresta per salire al Piton des Italiens, arrivati al Colle del Dome notiamo il vento forte sulla prima Bosses, e con qualche dubbio e molto freddo saliamo la scala per entrare dentro la Vallot. Che fare? Qualche altra cordata è pronta a battere in ritirata, per Mark e Graeme si preannuncia una ennesima debacle…ma cosa costa rimettersi in moto e andare a vedere di persona?

Normale Italiana al Monte Bianco. Sul Piton des Italiens.

Normale Italiana al Monte Bianco. Sulle Bosses.

Ci sentiamo bene, raggiungiamo la prima cresta delle Bosses e il vento non è poi così male, il passo è sicuro e la vetta si avvicina. Più noi saliamo e più siamo protetti dal vento, l’entusiasmo cresce e arrivati alla “mauvais arete” sopra la Tournette oramai non si torna più indietro. L’emozione è grande per i miei due fratelli di cordata, in cima ci sediamo e il vento non c’è quasi più. Il tempo di guardarsi intorno, scattare le foto di rito, e più rilassati ci incamminiamo in discesa verso il Rifugio Gouter, dove ci aspetta una buona carbonara, birra e del meritato riposo. Complimenti a Graham e Mark per aver raggiunto il loro sogno.