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Finalmente mi siedo davanti al computer, ho preso “coraggio” e voglia di scrivere qualcosa sull’inverno più incredibile che io abbia mai vissuto. E’ stata davvero una stagione che io definirei del “più”. Partiti col fondo più perfetto che abbiamo mai visto negli ultimi anni, entusiasti al massimo perché la stagione alle porte era garantita. Il vento entrato l’8 di dicembre pian piano ha cominciato a lavorare i pendii. Durante le giornate passate in pista tra Natale e Capodanno guardavo il vento sbranare la neve dalle cime più alte, si insinuava lungo tutti i valloni distruggendo giorno dopo giorno ogni pendio. L’anno nuovo ha aperto le porte all’inverno più soleggiato e ventoso di sempre, e sono iniziate le prime settimane di sci fuoripista lungo i versanti soleggiati, dove la neve primaverile ci strappava qualche sorriso sui pendii più ripidi. Guai sciare sul facile, all’ombra era solo per i più esperti, il ripido stava diventando pericoloso per tutti.

Uno stupendo gallo cedrone uscendo da Plan de Cunfin, a pochi passi dalla carrabile. Gennaio 2020.

Verso la fine di gennaio, quando la situazione cominciava a farsi difficile, ecco arrivare la prima delle settimane più belle della mia stagione, grazie ad una scelta azzeccata di itinerari e una coppia di amici che mi avrebbero seguito in capo al mondo. Una traversata atipica delle Dolomiti dall’Alta Badia a Cortina via Odle, Sassolungo, Sella, Lagazuoi e Tofane, con meteo perfetto e sciate top.

Giovanni e la Valscura del Sassongher, il sogno realizzato. Febbraio 2020.

A Febbraio, un paio di spruzzate di neve fresca nei posti giusti han fatto miracoli tra Cortina e l’Alta Badia, dove abbiamo centrato la Valscura del Sassongher in ottime condizioni e una grande e lunga giornata avventurosa nelle Dolomiti di Sesto, scendendo il Canale Omicida.

Poi è arrivato il momento di partire per il Caucaso, con i primi rumori in Europa del grande e vero guastafeste del 2020: il Covid-19. Ma io voglio continuare a parlarvi di sci, e ad Arkhyz ho finalmente sciato per 5 giorni neve morbida e polverosa. Dappertutto è stata una stagione anomala e povera di neve, ma avendo un elicottero a disposizione e un terreno enorme, gli angoli giusti li abbiamo trovati.  Dedicherò un articolo a parte per l’heliski in Russia ad Arkhyz e Kamchatka, pazientate un pò.
Sono rientrato in Italia con i primi segnali del Guastafeste, mi misurano la febbre all’aeroporto Marco Polo poco prima di mezzanotte.

Heliski ad Arkhyz, Caucaso. Febbraio 2020.

Strano che non mi sia venuta dopo una giornata infinita che mi ha visto sotto le coperte del Regina a San Martino di Castrozza alle due di notte. La prima e unica traversata delle Dolomiti fino alle Tre Cime iniziava l’indomani. Il sole onnipresente, la compagnia, le discese, ancora un’altra delle settimane più belle della stagione, sempre con la stessa vecchia neve di novembre, perché quel poco di spruzzato nuovo se l’era portato via il vento.

In cima al Mulaz con Rich, l’inizio della nostra traversata delle Dolomiti da San Martino di Castrozza alle Tre Cime di Lavaredo.

La fine di febbraio ho registrato una delle settimane più brutte in termini di condizioni di neve e meteo, cambi di programma e scelte faticose erano all’ordine del giorno. Finalmente il meteo parla di neve in arrivo per l’inizio di marzo, ma le prime cose che fioccano sono le cancellazioni per il Coronavirus. La prima settimana (delle sei) salta, sono quasi contento perché avrei dovuto ciaspolare, e la neve prevista per lunedì 2 e martedì 3 marzo (una data che non possiamo dimenticare) è scesa davvero, e tanta.

“Le Cinque Giornate di Powder”, Braies. Marzo 2020.

E insieme alla neve i casi di Coronavirus in Italia cominciano a crescere a dismisura, le prime voci dall’underground parlano di chiusure degli impianti a fine mese, ma il Superski smentirà tutto sotto il segno dell’ “impegno a tenere aperto fino a fine stagione”. Ma non c’è tempo da perdere in futili preoccupazioni, perché il sole e non il vento sono previsti nei giorni seguenti, che si riveleranno i più belli della stagione per noi in Dolomiti. Si è trattato solo di 5 giornate, ma con una escalation di goduria che non si può descrivere a parole. Ogni giorno è stato “Più” del precedente, tanto quanto i dati del Covid-19  in crescita esponenziale.

“Le Cinque Giornate di Powder”, Arabba. Marzo 2020.

E arriva domenica, un giorno P E R F E T T O per qualità di neve, scelta delle discese, e come sempre compagni di avventura. Una bella giornata per me carica di emozioni, che cominciava ad avere quel sapore di una degna chiusura di un capitolo, che si sarebbe potuto chiamare stagione 2019-20 se fossimo stati a fine aprile, non di certo all’8 marzo.

“Meglio di così non sarebbe potuta andare”, continuavo a ripetermi rientrando in macchina da Arabba verso casa. E infatti è andata proprio così, non ho più messo piede negli scarponi da sci dal pomeriggio del giorno dopo, lunedì, quando sono riuscito a fare due curve con Bianca sulle piste deserte in Tofana, prima di sprofondare definitivamente in questa palude pandemica chiamata Covid-19. Prima hanno chiuso gli impianti, poi i confini, poi i Comuni, e dulcis in fundo, ci hanno quasi murati in casa. Per carità, meglio qui in montagna che in città, non mi lamento. E’ incredibile quanto velocemente possa cambiare la nostra routine, il mio unico pensiero fino al giorno prima era dove trovare la polvere e le belle discese. Ora devo mantenere la calma mentre faccio il maestro di prima elementare a mia figlia, ma soprattutto dobbiamo tutti pensare a stare bene in un momento difficile come quello che stiamo vivendo.
Nei prossimi giorni vedrò di tenere alimentata questa voglia di scrivere, raccontandovi meglio quelle settimane “più”  dei mesi scorsi. Ringrazio finora gli amici e clienti per tutte le avventure vissute insieme sci ai piedi. E’ stato bello, peccato sia durato poco.