Ieri sarà stata la sesta volta che ho ripetuto la Cassin alla Piccolissima in Tre Cime di Lavaredo. La prima, tanti anni fa, era stata una scelta di ripiego perché il meteo non ci avrebbe permesso di salire la “Grande Cassin” alla Cima Ovest.
La parete Est della Piccolissima vista dalla carrozzabile che passa per il Rifugio Lavaredo ricorda una bella fiamma, uno scudo giallo aggettante, che pare tutto fuorché solido. Sarà anche per questo motivo che la Cassin è una via dove non trovi mai la coda, a differenza dello Spigolo Giallo dove strategia (a volte egoistica) e un pò di culo sono indispensabili per non parcheggiarsi a lungo in sala d’attesa.

La foto di rito sul traverso della Cassin alla Cima Piccolissima.

Non ho la relazione sotto mano (la Bernardi va bene) della Cassin alla Piccolissima, mi pare siano 12 tiri che scorrono rapidamente se si conosce l’itinerario. Sicuramente i primi due sono un piacevole warm up, lungo diedri fessurati che non superano il V grado. Col terzo tiro siamo ai piedi dello scudo giallo, qui iniziano le difficoltà (fino al VII- in libera). La roccia gialla sicuramente impressiona, insieme al vuoto che più ci si alza e più si fa sentire. Onestamente non disdegno le 3 soste a spit su questi tiri, e nemmeno i miei clienti e amici, che quando arrivano in sosta, prima di appendersi all’imbrago, stritolano cordini e moschettoni vari. Il quinto tiro, quello prima del traverso, è sicuramente il più impegnativo. Ad un bel blocco deciso poco sopra la sosta, protetto da un cocktail di due chiodi ad anello, segue un discreto run-out ad un altro chiodo con cordino, le difficoltà sono continue. Spostandosi a destra si entra in una placca bianca, segnata da una piccola frana di qualche anno fa, dove ci si muove con molta circospezione la prima volta che si sale (forse anche nelle altre, se non sono ravvicinate nel tempo). I pochi chiodi non si riescono ad integrare, e sono pure distanti. Decisione e una buone dose di coraggio sono necessari. Con un passo verso sinistra ci si riporta su roccia più solida, e raggiunta la sosta su una comoda cengia si tira un sospiro di sollievo.

Luca Vallata, amico e guida, impegnato sul tiro chiave dello Spigolo Giallo. Visto dalla Cassin alla Torre Piccolissima.

Il tiro seguente è il traverso spettacolare a sinistra, faccio sosta sempre a metà del diedro giallo, perché da quel punto le foto e il contrasto sono straordinari. I puntini turistici in forcella Lavaredo fanno da sfondo allo scalatore che si muove in una danza lenta da destra a sinistra. C’è chi prende tempo e si smagnesia abbondantemente le mani, chi passa rapido, penso chiunque stringa un pò le chiappe con tutto il vuoto che c’è sotto. Scatto sempre le stesse foto, in particolare quella mossa a metà traverso, con la gamba distesa per raggiungere l’appoggio basso è sempre la più bella. Che lunghezza fantastica! Il diedro giallo è atletico ed entusiasmante, peccato duri poco.
Dalla sosta in cima al pilastrino ci si gode un momento di pausa, osservando le cordate impegnate sullo Spigolo Giallo. Gli ultimi tiri, ora girati sulle placche grigie a sud, sono sempre divertenti e qua e là atletici, il traversone che porta al camino finale è proprio fotogenico. Non so perché in cima non ci sia un libro di vetta, mi dimentico sempre di scrivere a Daniel delle guide di Sesto di portarne uno anche qui.
La discesa dalla Cima Piccolissima è comoda e veloce (stando attenti a non muovere sassi nelle prime calate fino alla forcella con la Frida), anche con una corda singola da 60m. Con una decina di doppie si è alla base della parete.

Insomma, un capolavoro di Cassin e soci in Tre Cime di Lavaredo firmato nel 1934, novant’anni fa! Non vi resta che andarla a ripetere, se siete amanti delle vie classiche, scalate bene sul VI grado e i traversi e il vuoto non vi spaventano. Per una ripetizione, corda intera da 60 metri, una piccola scelta di friends fino al #1, una decina di rinvii e cordini sono più che sufficienti. Partite presto, non per il traffico in parete, la strada a pedaggio è il vero incubo!