
Il bellissimo ultimo tiro di Roberta, in una cornice colorata di parapendii.
L’alta pressione che sta dominando ormai da diverse settimane ancora non molla. Giornate splendide sia in pianura (piuttosto calde) che in montagna, ideali per riprendere ad arrampicare. Prima del weekend con Francesco sono tornato sulla Roberta 83 al Piz Ciavazes, dopo un paio d’anni dalla richiodatura. Le braccia non sono al top, ma la via rimane entusiasmante. Andate a ripeterla se non ci avete fatto ancora un giro! Per la relazione in PDF clicka qui.

Francesco sul tiro chiave di Roberta 83 (7a+).

Sul penultimo tiro di Roberta 83.

Francesco sulla Cengia dei Camosci.
Qualche appuntamento prima dell’inverno. Dal 29 ottobre al 2 novembre, in occasione della festività dei Morti, organizzo una 5 giorni di arrampicata in Verdon, la mecca per i free climbers degli Anni 80. Il periodo è già stato ampiamente collaudato negli anni precedenti, poca gente in giro, giornate stupende per arrampicare in una cornice di colori autunnali alla massima espressione. La partenza è fissata al sabato, si arrampica fino a mercoledì mattina per poi rientrare in Italia. Per quanto riguarda il programma, ce n’è per tutti i gusti e difficoltà. Solitamente si fa una bella via a più tiri al mattino e poi un pò di moulinette lunghe per divertirsi sulle lunghezze più belle. Punto d’appoggio la gite L’escales di Patrick Edlinger, appena fuori da La Palud e a pochi minuti di macchina dal Belvedere della Carelle. Il costo dell’uscita è di 1200 euro per due persone, ed includono l’accompagnamento da parte della guida, eventuale materiale mancante e le sue spese per il pernottamento. Tutto il resto (viaggio, spese, extra….) è a carico dei clienti. Il livello richiesto minimo di arrampicata è un buon 6a.

Arrampicare in Verdon.

Andrea su Debiloff (6c).
Per tutto il mese di ottobre e novembre sarò di base in pianura, e propongo un corso di arrampicata di perfezionamento. Il corso è rivolto a tutti coloro che già arrampicano e vogliono avere autonomia nel salire itinerari sportivi a più lunghezze. Saranno due weekend (uno di base a Rocca Pendice, il secondo a Lumignano nei colli Berici) in cui cureremo la tecnica di arrampicata e gli aspetti della sicurezza e progressione in parete ( nodi, soste, recupero del secondo di cordata, calate in corda doppia…). Nel corso delle giornate avremo occasione quindi di salire degli itinerari classici a più tiri, perfettamente attrezzati a spit sia lungo i tiri che alle soste.
PERIODO: 5-6 e 12-13 novembre, tra i Colli Euganei e Berici.
Il costo è di 240 euro a persona con un gruppo di 4 persone, e comprende il servizio guida ed eventuale materiale mancante.
Per iscrizioni ed ulteriori informazioni contattatemi al tel 338 9996491 o via email info@albertodegiuli.com

La bellissima Ködnitztal con il Grossglockner che svetta sullo sfondo.
La nevicata dello scorso weekend ci aveva decisamente sconfortati…Le temperature le davano comunque in forte rialzo e in sei giorni la Stüdlgrat poteva pulirsi per bene. La webcam della Luckner Haus con lo sguardo sempre diretto alla parete sud del Grossglockner sarà stato il sito che ho più visitato tutta la settimana passata…un ottimo aiuto per noi alpinisti del nuovo millennio :) E ogni giorno la neve che imbiancava pesantemente la valle fino a 1900 metri se ne andava rapida. Sabato, al nostro arrivo alla Stüdlhutte (rifugio come sempre ottimo e accogliente, cena e colazione degna di un hotel) i 40 centimetri abbondanti di neve sono spariti, solo qualche chiazza di neve, e il nostro obiettivo per il giorno dopo, la bellissima Studlgrat, è pulita e pronta!

Lo Stüdlhutte, a 2800 metri, sotto il Grossglockner.

Il percorso della Studlgrat.
Come avevo già scritto in una precedente uscita (sono già passati due anni da quel giro sulla Studlgrat con Dan e Janine), dire che è bella non le rende giustizia. La roccia, un gneiss perfetto da scalare, l’attrezzatura ottima sia nei punti di sosta che nei passaggi intermedi più difficili (molti golfari per le soste e nei passi difficili, fittoni, 2 tratti di cavo metallico), lo scenario splendido in cui si scala rendono la Stüdlgrat una delle salite top da fare nelle Alpi, per noi veneti molto vicino a casa (a tal riguardo, tra le moltissime cordate presenti nella via normale e qualcuna in meno lungo la Stüdlgrat, nessuno parlava italiano). Non si tratta di una salita molto impegnativa (la valutazione complessiva è AD, con qualche passo di III grado e qualcosa di più azzerabile), ma la lunghezza e il terreno di alta montagna richiedono esperienza nella progressione che può presentare diversi tratti ghiacciati. Si sale spesso nel versante in ombra, dove la neve è quasi sempre presente: un’ottima traccia di salita aiuta e può ridurre le difficoltà, ma in caso di cambiamento repentino del tempo tutto si scombina e il gioco può diventare ben più difficile. Anche la discesa lungo la via normale, seppur ben più facile ed equipaggiata con lunghi fittoni ogni 20 metri non va sottovalutata.
I complimenti vanno a Giovanni che si è goduto la salita dopo tanti anni a digiuno di arrampicata..un bel regalo e una gran conclusione (inaspettata per lui..il tuo obiettivo era qualcosa di nettamente più facile vero?) di stagione sulla cima più alta dell’Austria.
Qualche nota utile.
Per entrare nel Parco degli Alti Tauri, da Kals am Grossglockner si seguono le indicazioni per la Kalser Glocknerstraße (a pagamento, 9 euro), la si percorre fino alla Luckner Haus, 1900 metri, dove termina la strada e si parcheggia. In poco più di due ore (a passo normale) si raggiunge lo Stüdlhutte, aperto fino a metà ottobre, tempo permettendo. Il locale invernale è comunque ben equipaggiato. Una gioia per tutti coloro che amano dormire un pò di più, visto che le colazioni non vengono servite prima delle 5.30! Ancora, per chi vuole sentirsi un perfetto turista e godere la discesa in valle solo con i bastoncini, per 4 euro ti portano giù lo zaino alla Lucknerhutte! Provare per credere :)
L’alternativa per la notte è il Luckner Hutte, a un’ora di cammino dallo Stüdlhutte.
Per la salita della Stüdlgrat i tempi stanno intorno le 4/4.30h fino alle 6h massimo dal rifugio, non sottovalutate la discesa che può essere trafficata e necessita comunque di attenzione (altre 3-4 ore per rientrare allo Studlhutte). Per la linea di salita, c’è una relazione in rete redatta da Bergsteigen.at in PDF, in tedesco; consiglio l’attacco diretto (si attacca proprio alle prime rocce della cresta, appena alla sinistra di una evidente targa di un caduto) perché molto bello. Un bel traversino esposto, una placchetta sul III grado appigliata e qualche passaggio aereo prima di ricollegarsi con la variante più facile. La salita si divide in due parti, una più facile fino al “Frühstücksplatz” (fin qui è consigliato stare dentro le 3 ore), poi la più tecnica e difficile fino alla vetta.
Quanto all’attrezzatura, normale dotazione da ghiacciaio, 4 rinvii e 2-3 friend piccoli medi per ogni evenienza. Una corda singola da 50 metri è più che sufficiente.
Una alternativa alla Stüdlgrat è la cresta nord-ovest, più impegnativa e poco attrezzata, che arriva fino al IV grado; la partenza è sempre dal ghiacciaio Teischnitzkee.
Link al bellissimo e completo flyer dello Studlhutte, sfortunatamente solo in tedesco, dove potete avere molte informazioni sulle opportunità di salita estive ed invernali intorno al rifugio.

Il poster informativo sulla Studlgrat dentro il rifugio.

Giovanni, alle prime luci, sull'attacco diretto della Studlgrat.

Alpinisti nel tratto difficile della Studlhgrat e il ghiacciaio Teischnitzkees sullo sfondo.

Sulla placca chiave.

La traversata ferrata, a poco più più 100 metri dalla vetta.

In cima al Grossglockner, 3798m.

In discesa verso la Glocknersharte, separa il Klein- dal Grossglockner.

Giovanni.

Sulla cresta aerea del Kleinglockner prima delle ripide placche della discesa.

Il Grossglockner visto dal rifugio Erzherzog-Johann-Hütte (3451 m)
Se volete vedere le foto di Giovanni, qui il link.
La vetta più alta dell’Africa, una delle “Seven Summits”, domina dall’alto dei suoi 5895 m, foreste e deserti di Tanzania e Kenya.
La salita si snoda dapprima attraverso la foresta e la savana, per poi raggiungere l’ampio pianoro vulcanico della Sella dei Venti, e passare quindi a paesaggi alpini fino ad arrivare alla neve sul cratere sommitale.
In poche altre zone del mondo si ha una così grande concentrazione di situazioni climatiche ed ambientali.
La via di salita che percorreremo è la “Machame route” che è una delle vie più belle e meno frequentate della grande montagna, sicuramente più interessante della Marangu ruote.
Non ci sono rifugi e per questo i pernottamenti durate la scalata sono previsti in tenda. In aggiunta alla salita c’è la possibilità di estendere il viaggio con 3 giorni di safari nei Parchi della Tanzania completando un viaggio indimenticabile!
Programma di massima:
1° giorno: Volo di linea KLM Milano – Kilimanjaro International Airport. Trasferimento in pulmino ad Arusha, centro dell’ East Africa e punto di partenza per molti parchi nazionali. Pernottamento all’ Impala Hotel.
2° giorno: Machame Camp. Da 1830m a 3100m, distanza: 18km, tempo di marcia: 5-7h, habitat: Foresta ?Di primo mattino si raggiunge in auto il Gate del Parco dove sono assegnati i portatori e le guide. Ha inizio il trekking lungo un sentiero ben marcato nella foresta. In circa cinque ore di salita, poco oltre la fascia boschiva, è posto campo Machame dove pernotteremo in tenda.
3° giorno: Da 3100m a 3840m, distanza: 9km, tempo di marcia: 4-6h habitat: Brughiera ?La foresta è ormai ai nostri piedi e il sentiero punta verso ovest per raggiungere la piana di Shira dove sorge l’omonimo rifugio accanto al quale si pone il campo. Sono circa cinque ore di facile cammino in costante salita.
4° giorno: Da 3840m a 4630m a 3860m, distanza: 15 km, tempo di marcia: 5-7h, habitat: deserto?Dal piana di Shira l’itinerario si snoda lungo le pendici del Kilimanjaro e segue i canali che un tempo convogliavano la lava verso valle, passando sotto la Lava Towers raggiungeremo il ghiacciaio Arrow a quota 4876m, per poi continuare scendendo al rifugio Barranco a quota 3860m. Giornata importante per l’acclimatamento.
5° giorno: Un giorno di vero trekking attraverso il Barranco Cliff, anche se leggero (attorno le 4 ore di cammino) senza dislivello in altezza per permetterci di acclimatarci e di esser pronti per l’incremento dei prossimi giorni.
6° giorno: un’altra giornata corta e di acclimatamento, siamo vicini alla cima! Ancora 4 o 5 ore di cammino fino al Barafu Camp (4600 metri), per la maggior parte su morena con un la vista del Mawenzi Peak sulla destra e il Kibo Peak dall’altro lato. Cena e a letto presto per essere carichi nell’indomani, giorno della cima.
7° giorno:Da 4600m a 5895m (e discesa fino a 3100m), distanza: 7km in salita/23 discesa, tempo tot di marcia:15h?Sveglia verso l’una di notte e dopo un tè caldo, partiremo per l’ultimo sforzo verso il cratere. Sono necessarie circa sei sette ore di lenta e faticosa marcia per raggiungere la “Gillman Point” a 5685 m dove faremo una sosta e potremo ammirare il sorgere del sole sulla savana. Da qui si prosegue per la vetta “Uhruru Point” a quota 5895m che può essere raggiunta in circa un’ora e mezzo per facile cresta spesso innevata. Dalla vetta l’Africa è ai nostri piedi. Si ridiscende al Rifugio Mweka in modo veloce e rapido sfruttando i canali di sabbia o i resti di precedenti nevicate.
8° giorno: Da 3100m a 1830m, distanza: 15 km. Si scende alla base della montagna e si rientra all’Impala Hotel, stanchi ma soddifsatti!
9° giorno: Rientro in Italia o inzio del Safari per chi decide di fermarsi per i 3 giorni opzionali.
Partenza: 28 gennaio 2012, rientro 5 febbraio (si parte il sabato, si rientra la domenica dopo).
Costo: intorno ai 2750 euro a persona, con un gruppo minimo di 8 partecipanti, che include
- Viaggio in aereo Milano-Kilimanjaro Internation Airport -Milano in classe economy con KLM.
- Tutti i trasferimenti sul territorio Tanzanese e Keniano.
- Permesso per scalare la montagna del Kilimanjaro e per il Parco Ngorongoro.
- Portatori per i bagagli (12kg), guida parco, cuoco e cucina durante la spedizione.
- Tutti i pasti durante l’ascensione e il safari.
- Staff safari composto da guida parco, cuoco, cucina e personale di servizio.
- Mezza pensione negli alberghi in Tanzania e in Kenya in camera doppia.
- Accompagnamento di guida alpina italiana.
Per quelli interessati ad un prolungamento di 3 giorni per un safari nei parchi il costo è di
600 euro a persona con pernottamento in lodge,
450 euro a persona con pernottamento in tenda.
Per maggiori info e prenotazioni: Alberto +39 338 9996491 email: info@albertodegiuli.com

La Strada degli Alpini, Cima Undici.

La Strada degli Alpini, Cima Undici.
La stagione estiva è ormai alle porte e come ultima uscita propongo per il weekend del 1 e 2 ottobre una stupenda traversata nel versante più selvaggio e solitario del Gruppo delle Dolomiti di Sesto, tra la Cima Undici e il monte Popera. Un percorso ad anello che parte dalla Val Comelico e si snoda lungo una ripida via ferrata fino alla forcella dei Campanili di Popera (via ferrata Aldo Roghel),2550m, e prosegue lungo un caratteristico percorso su cengia, la “Cengia Gabriella”. Il confortevole rifugio Comici (o Rif. Pian di Cengia, a seconda della disponibilità dei rifugi), 2224 m, sotto la Croda dei Toni, sarà il nostro punto d’appoggio a metà percorso (cena e pernottamento). Il giorno seguente si chiude l’anello attraverso la storica strada degli Alpini, resa praticabile dai soldati italiani nella Grande Guerra del 1915-18, per raggiungere e fortificare le postazioni sulla cresta di Cima Undici durante la preparazione dell’attacco al passo della Sentinella, a 2717 m. Il passo, ultima tappa del nostro percorso, posto tra la Croda Rossa di Sesto e la Cima Undici, segnava all’epoca il confine italo-austriaco. Da qui in poco più di un’ora si raggiunge il Rifugio Berti e di seguito il Rifugio Lunelli, nostro punto di partenza.Si tratta di due percorsi adatti ad escursionisti allenati, necessaria assenza di vertigini!
Quanto ai tempi di percorrenza, calcolare orientativamente 6-7h di cammino al giorno.
Programma.
Incontro il venerdì sera entro le 17 al rif. Lunelli, 1568 m, presentazione dell’uscita e controllo materiale.
1 giorno: Rif Berti – Ferrata Roghel – Cengia Gabriella – Rif. Carducci (breve sosta) – Rif. Comici (pernottamento)
2 giorno: Rif. Comici – Ferrata degli Alpini – Passo della Sentinella – Rif. Berti e Lunelli.
Prezzo a persona: 130 euro con 4 persone massimo (240 euro con 2 persone). Al momento ci sono ancora 3 posti disponibili.
La quota comprende il servizio di accompagnamento da parte della guida e copertura assicurativa RCT, NON comprende le spese della guida, le mezze pensioni in rifugio, eventuali trasferimenti in bus/taxi, bevande, cibo, extra in genere.
Equipaggiamento personale: imbragatura, kit ferrata con moschettoni e dissipatore, casco (fornibili gratuitamente dalla guida se sprovvisti), scarponcini da trekking, giacca anti pioggia, abbigliamento termico adeguato, borraccia, kit pronto soccorso, zaino non superiore ai 40 litri, eventuali bastoncini telescopici. Prima della partenza verranno ispezionati gli zaini di modo che le cose inutili restino in auto (e non dietro la schiena!). Necessario prevedere un piccolo pranzo al sacco per entrambe le giornate (si può chiedere un sandwich al mattino in rifugio).
Per info e prenotazioni: info@albertodegiuli.com mobile : +39 3389996491

Verso il Passo della Sentinella, Cima Undici.

Sulla Cresta N della Pointe d'Amont.
E con quest’ultimo esame per diventare una guida UIAGM/IFMGA siamo arrivati alla fine. Un’avventura iniziata ormai 4 anni e mezzo fa si è chiusa a Pelvoux, nel cuore del massiccio degli Ecrins in Francia, dove le montagne sono molto selvagge ed affascinanti. Il bel tempo dei primi giorni ci ha permesso di affrontare delle belle salite classiche, chi nella zona de Les Bans, chi intorno al massiccio della Meje. Con il mio gruppo siamo andati a sud di La Grave, su per il Vallon du Diable fino al Refuge de la Selle per salire l’indomani la cresta N della Pointe d’Amont (500 metri di roccia molto bella, una salita con un passo di V grado e difficoltà generale D). Scesi al Refuge Sorellier ai piedi della famosa Aiguille Dibona siamo rientrati alla base per un test di autosoccorso. Il tempo incerto per il resto della settimana ha cambiato un pò le carte in tavola, e siamo ritornati a La Berarde, su al Sorellier e ancora avanti per salire la via delle placche sulla Tete de Rouget (300m di granito rosso super, difficoltà massima III+ AD). L’ultimo giorno abbiamo attaccato all’alba la bellissima Coup de Bambou alla Aiguille Dibona (300m, 7a max, 6a obbligatorio, recentemente richiodata a fix), sfortunatamente a 2/3 ci siamo calati in doppia per colpa di un bel temporale in arrivo… Una buona birra al rifugio e la tensione lascia spazio al relax perché gli esami sono finalmente finiti! Ringrazio Giorgio e Lele, miei compagni di avventura in questa settimana di alta montagna, e tutti gli altri ragazzi con cui ho condiviso tutto il corso guide. Nonostante tutte le fatiche ci siamo divertiti un sacco insieme.
Quanto a me…ho realizzato il mio sogno. Diventare Guida Alpina.

La Cresta N della Pointe d'Amont.

Sulla Cresta N della Pointe d'Amont.

Giorgio verso la Aiguille Centrale du Sorellier.

Sulla via delle placche alla Tete de Rouget.

Lele sulla via delle placche alla Tete de Rouget.

Gianni Bisson su Visite Obligatoire alla Aiguille Dibona.

Lele su Coup de Bambou alla Aiguille Dibona.

Lele e Giorgio dopo l'ultima salita d'esame, sotto l'Aiguille Dibona.

In vetta al Sassolungo.
Qual’è il modo per trasformare 5 giornate di vie ferrate in Dolomiti in arrampicata vera e propria? Sicuramente il tempo deve essere dalla tua parte, poi il cliente deve essere bravo e disposto ad un drastico cambio di programma. Dopo la velocissima salita della ferrata dell’Averau ho capito che con Helen si poteva fare qualcosa di più interessante, e difatti il pomeriggio eravamo in cima alla Fanis Sud per la bellissima e impegnativa ferrata Tomaselli. Il secondo giorno, dopo la salita della Sci 18 al Faloria, ne avevamo abbastanza di tirare il cavo metallico (io in particolare). Così abbiamo salito la stupenda via normale alla Cima Grande di Lavaredo per prepararci alla vera avventura della sua vacanza: la normale del Sassolungo. Un autentico viaggio nella montagna, che necessita di intuito per chi non l’ha mai percorsa (la salita non è così segnata come le comuni alle Lavaredo) e soprattutto di gran velocità per chi opta di salire al mattino con la cabinovia di Forcella Demetz e stare dentro l’ultima corsa delle 17. I tempi di percorrenza di andata e ritorno sono più o meno gli stessi, se ci si trova in qualche tappo in discesa meglio avere un paio di bastoncini per la lunga discesa alla macchina! Abbiamo concluso nel gruppo delle Odle con la salita alla Via dei Camini sulla Piccola Fermeda (che di camini ha ben poco, si sale su placche fantastiche piene di clessidre), in un ambiente spettacolare, molto esposto (soprattutto in fase di discesa lungo la normale) e solitario.
I complimenti vanno alla mia compagna di avventura che si è trovata improvvisamente catapultata nel mondo dell’alpinismo per causa mia :) Mai fatta una calata con la corda, poche esperienze di arrampicata…eppure si è rivelata pienamente all’altezza delle salite, facendo tesoro delle esperienze di ogni uscita.
Info: Dolomites Via Ferrata Trips

Di primo mattino già in cima all'Averau.

Ferrata Tomaselli a Cima Fanis Sud.

Lungo la ferrata Sci 18 al Faloria.

Sulla Normale alla Grande di Lavaredo.

La cengia dei Fassani, via normale al Sassolungo.

Sulla variante alla Eisrinne (Canale ghiacciato) e il piccolo ghiacciaio del Sassolungo

Helen sulla Cengia dei Fassani. Sassolungo.

Via dei Camini, Piccola Fermeda.

In discesa lungo la normale della Piccola Fermeda.




