Traversata delle Torri del Vajolet. Spigolo Piaz sulla Delago, Fehrmann alla Stabeler e Rizzi sulla Torre Winkler.

Traversata delle torri del Vajolet.

Traversata delle torri del Vajolet.

Se mi chiedete quali sono le traversate classiche in Dolomiti, subito mi vengono in mente le Torri del Sella, le Cinque Dita e le Torri del Vajolet. Le Torri del Vajolet sono come delle Tre Cime di Lavaredo in miniatura. Non superano i 150 metri in altezza, c’è un rifugio, il Re Alberto, a pochi minuti a piedi dalla base, e sono anch’esse tra le cime più popolari delle Dolomiti. Molte sono le vie tracciate sulle loro pareti, una in particolare è una pietra miliare della storia dell’arrampicata in Dolomiti, la “Winkler Ris”, una fessura salita in solitaria appunto da Georg Winkler nel 1887 (quando lui aveva appena 18 anni) valutata oggi di V grado.
La traversata delle Torri del Vajolet può essere effettuata sia partendo dalla Torre Delago per finire sulla Winkler o viceversa, a seconda delle vie che si vogliono concatenare. C’è chi preferisce partire dalla Winkler per avere sempre il sole alle spalle…chi come noi preferisce scalare con le dita fredde attacca subito lo Spigolo Piaz sulla Delago, la grande classica di IV+ delle Torri del Vajolet.

Arrampicando sulla Rizzi alla Torre Winkler.

Arrampicando sulla Rizzi alla Torre Winkler.

Una volta raggiunta la cima ci siamo calati velocemente verso l’intaglio tra la Delago e la Stabeler per attaccare un’altra classica, la via Fehrmann, 4 tiri bellissimi in diedro e camino, sempre sul IV grado superiore, che ci hanno portato in cima alla Torre Stabeler. Il tempo di qualche foto prima di lanciare ancora le corde nel vuoto e scendere verso la Torre Winkler che abbiamo raggiunto arrampicando lungo la Rizzi, una bella via sul IV grado, non molto ripetuta (occhio alla roccia non sempre pulita come sulle altre classiche) che consente di chiudere la traversata del Vajolet con altri tre tiri di corda.

In totale abbiamo contato 12 belle lunghezze di corda, e altrettante calate in corda doppia, più o meno.
Questa è una delle tante combinazioni possibili, a voi scegliere la vostra in base al grado di difficoltà che volete arrampicare.

In cima all’Ortles per la Hintergrat, la Cresta del Coston.

September 14, 2016  |  alpinismo, Itinerari, News  |  ,  |  No Comments
Arrampicando sulla Hintergrat all'Ortles.

Arrampicando sulla Hintergrat all’Ortles.

All’inizio di Settembre, nel pieno dell’alta pressione, ho convinto Jacopo a salire sull’Ortles, la cima più alta dell’Alto Adige, per la cresta del Coston, da tutti conosciuta col nome tedesco Hintergrat. Le condizioni che abbiamo trovate erano ottime, roccia pulita e i tratti di neve in salita ben tracciati. Le difficoltà di questa salita non superano il III grado (nel tratto chiave c’è un pezzo di catena che facilita il passaggio), la roccia è bella e il panorama sul Gran Zebrù e le cime intorno è magnifico. Tuttavia la Hintergrat non è una via da sottovalutare, la cresta è spesso trafficata anche da gente poco esperta e cordate slegate (sembra un controsenso, purtroppo è usanza diffusa qui..talvolta con tragiche conseguenze). Anche la via normale dell’Ortles che si percorre in discesa presenta qualche tratto tecnico dove necessariamente si crea un pò di traffico vista l’affluenza (sulla calata al Bivacco Lombardi e prima del tratto ferrato)

HIntergrat, Ortles.

Hintergrat, Ortles.

Nel complesso si tratta di una gita dove è necessaria una ottima preparazione fisica, il dislivello in salita è intorno ai 1300 metri di dislivello che si copre tra le 4 e le 5 ore, la discesa anch’essa è lunga e faticosa, visto che dai 3905 metri della cima si scende a piedi fino ai 1850 metri di Solda.
Qui sotto le immagini della nostra Hintergrat, bravo Jacopo che hai tenuto duro fino alla fine!

Eotvos-Dimai sulla parete sud della Tofana di Rozes. La via più bella di Antonio Dimai “Deo”?

Sulla traversata della Eotvos-Dimai alla Tofana di Rozes.

Sulla traversata della Eotvos-Dimai alla Tofana di Rozes.

Il 150 esimo anniversario della nascita di una grande guida alpina ampezzana, Antonio Dimai “Deo”, può essere una ottima occasione per ripetere le sue vie più belle e significative aperte tra la fine dell’ Ottocento e i primissimi del Novecento nelle Dolomiti. Della sua via sulla parete sud di Punta Grohmann ne ho già parlato di recente (qui sotto trovate ancora qualche foto scattate un paio di settimane fa), quella sulla parete sud della Punta Fiames l’ho ripetuta l’anno scorso, ma il vero capolavoro di Antonio Dimai “Deo” rimane la salita sulla gigantesca parete sud della Tofana di Rozes insieme alle baronesse Ilona e Rolanda Von Eotvos nell’agosto del 1901.  Un autentico viaggio nel cuore di una delle pareti più belle di Cortina d’Ampezzo e di tutte le Dolomiti, un itinerario complesso di una tale bellezza che la identifica come una delle vie più belle di tutta la Rozes. Per me è LA via della parete Sud, sicuramente la via tecnicamente più semplice, ma qui parliamo di una avventura di altri tempi. Dove non esistevano ancora i chiodi, si seguivano le linee deboli della parete (su roccia eccezionale in questo caso, e non è poco) e si è dovuta affrontare una traversata espostissima a 2/3 di parete, tre fantastici tiri di corda che ti portano sui due camini finali e alla spalla dell’anticima.
Andate a ripeterla adesso, penso di avercela messa tutta per convincervi.

In vetta al Monte Bianco dal Rifugio Gouter, traversata della Vallee Blanche e tentativo al Cervino per la Cresta dell’Hornli

Manca poco alla vetta del Monte Bianco.

Manca poco alla vetta del Monte Bianco.

Con la metà di agosto è arrivato nelle Alpi un bel campo di alta pressione, belle giornate calde con qualche insidia di temporale pomeridiano. Anche questa estate sono riuscito a mettere piede sulla vetta più alta delle Alpi, il Monte Bianco (la seconda dell’anno, per il momento), per la classica via normale francese. Questa volta abbiamo passato la prima notte al Rifugio Gouter, con il conseguente vantaggio di avere una “breve” salita nel giorno della cima. In questo caso è molto importante esser ben acclimatati per riposare e recuperare le energie, passare la notte a 3900 metri non è un bagno di relax se non si è preparati. Il giorno della vetta è stato perfetto, poco vento e temperature gradevoli. Complimenti a Trudi che ha lottato contro la fatica, in poco più di tre ore e mezza eravamo già in punta. La discesa è stata veloce, l’attraversamento del couloir del Gouter era ancora in ombra e non abbiamo visto sassi muoversi.

Sulla traversata della Vallee Blanche.

Sulla traversata della Vallee Blanche.

La domenica prima di ferragosto ho accompagnato Maurizio e la sua famiglia per una escursione in alta quota, la classica traversata della Vallee Blanche da Punta Helbronner all’Aiguille du Midi. Nonostante fossimo partiti da Chamonix, abbiamo preferito questa direzione per addolcire l’impatto con la cresta affilata dell’Aiguille du Midi. Smontare dalla funivia a 3800 metri e muovere i primi passi della giornata con i ramponi sul ripido, sguardo rivolto verso Chamonix 2800 metri più in basso potrebbe risultare una esperienza troppo forte per chi non è proprio avvezzo al terreno.
Nei giorni seguenti con Will abbiamo arrampicato la classica traversata dell’Aiguille d’Entreves prima di spostarci velocemente a Zermatt per tentare la salita della Cresta dell’Hornli. Un temporale notturno ha portato un pò di neve già sotto la Solvay ed ha necessariamente rallentato la salita delle cordate, la roccia era particolarmente scivolosa alle prime ore del giorno e necessitava attenzione. Al di là di ciò, il nostro ritmo era comunque troppo lento rispetto alle tabelle di marcia, e arrivati alla spalla di neve a 4130 metri abbiamo deciso prudentemente di scendere. Saremmo arrivati tardi in cima, troppo stanchi e in discesa sono indispensabili ancora buone scorte di energie fisiche e mentali.

Alte Hutte. Cresta dell'Hornli, Cervino.

Alte Hutte. Cresta dell’Hornli, Cervino.

Quando ti trovi a 300 metri di dislivello dalla vetta ne senti già l’odore, ed è dura rinunciare al tuo sogno perché il fisico ti sta dicendo che sei già troppo stanco. Ci riproveremo un’altra volta, più preparati. Il Cervino, come tante altre montagne, non scappa.

Arrampicate classiche in Dolomiti, Mazzorana alla Torre Wundt e Primo Spigolo della Tofana

La lunghezza più bella della Mazzorana alla Torre Wundt.

La lunghezza più bella della Mazzorana alla Torre Wundt.

Prendiamoci una piccola pausa dalle immagini di neve e grandi cime. Tra le arrampicate classiche di questa estate ci sono due belle salite in zona Cortina, la prima sulla Torre Wundt, nel gruppo dei Cadini di Misurina, e la seconda sulla Tofana di Rozes. La Mazzorana sulla Torre Wundt è una via classica di IV grado, ripetuta, breve ma molto bella; il diedro fessura del terzo tiro è la lunghezza a mio avviso più remunerativa. Le Tre Cime di Lavaredo sono protagoniste assolute una volta raggiunta la vetta, e la discesa è agevole e sicura grazie ai molti anelli cementati. Prima di rientrare alla macchina è d’obbligo un ristoro al Rifugio Fonda Savio, i pressknodel sono ottimi, tanto quanto i canederli del Rifugio Pian di Cengia. Secondo voi chi dei due vince il primo premio?

L'esposto traverso del Primo Spigolo della Tofana.

L’esposto traverso del Primo Spigolo della Tofana.

Sulla Tofana di Rozes la via Alverà Pompanin sul Primo Spigolo è una grande classica che ripeto sempre volentieri. L’arrampicata è molto bella tanto quanto la qualità della roccia, qualche tratto ti fa surriscaldare gli avambracci se è il V grado è il tuo limite. Nel complesso una via che non deve mancare nel curriculum di uno scalatore classico!

Aiguille d’Entreves e traversata del Cervino, dalla cresta del Leone alla Hornli.

Pryinka e la croce di vetta italiana del Cervino.

Pryinka e la croce di vetta italiana del Cervino.

La fine di luglio ha segnato anche la fine di un periodo di bel tempo in alta montagna. Con Priyanka l’anno scorso non era andato bene il nostro appuntamento con il Cervino, avevamo dovuto “ripiegare” salendo sul Monte Bianco. Questa volta, complice il suo perfetto acclimatamento di una settimana prima sull’Elbrus, siamo riusciti a sfruttare i primi giorni della settimana insieme per chiudere il nostro progetto sul Cervino. Dopo un giorno di warm up sulla classica traversata dell’Aiguille d’Entreves, abbiamo fatto i bagagli e ci siamo spostati verso Cervinia per salire alla Capanna Carrel. Le condizioni erano molto buone, la voce si era ormai sparsa in giro e la Capanna era purtroppo invasa da tanti “alpinisti” di tutti i generi che l’hanno resa più un bivacco per disperati, con gente accalcata dovunque, un caldo soffocante  sotto tetto e allarmi vari a tutte le ore…una notte quasi da incubo.

Verso il Tyndall, Dent d'Herens illuminata dai primi raggi di sole e l'ombra del Monte Bianco all'orizzonte.

Verso il Tyndall, Dent d’Herens illuminata dai primi raggi di sole e l’ombra del Monte Bianco all’orizzonte.

Per fortuna che l’indomani il tempo è stato perfetto, siamo saliti senza particolari difficoltà (e senza ramponi ai piedi) in cima al Cervino dopo 4 ore e mezza, e con calma abbiamo cominciato la nostra traversata verso l’Hornlihutte. Poco prima delle 4 del pomeriggio eravamo stanchi ma sorridenti al rifugio, e poco prima di Schwarzsee siamo stati lavati dalla pioggia prevista. Un tempismo quasi perfetto.
Brava Priyanka per aver realizzato il tuo sogno!