Sci Alpinismo nelle Pale di San Martino e intorno a Cortina d’Ampezzo.

Val dei Cantoni, Pale di San Martino.

Val dei Cantoni, Pale di San Martino. Carlo Zortea in tele.

A due settimane da Natale la situazione neve in Dolomiti è abbastanza particolare. Solo a Cortina d’Ampezzo si scia in pista, per il resto i cannoni sparano “a cannone” appunto solo da qualche giorno grazie a temperature più invernali su prati verdi…di neve sotto i 2000-2300 ce n’è gran poca. Ciò nonostante, c’è da star molto allegri se si usano le pelli di foca per un pò di sci alpinismo. Nelle Pale di San Martino, prendendo la funivia del Rosetta, si trovano belle condizioni (Sant’Ambrogio sul Travignolo è stato memorabile), idem nella zona di Cortina, tra Lagazuoi e Giau.

Guardatevi qualche foto, e sorriderete anche voi, potrebbe esser peggio.

Marmolada, primo giro con gli sci della stagione 14/15

Pisciata con panorama super verso il Sella e l'Alta Badia.

Pisciata con panorama super verso il Sella e l’Alta Badia.

Con dicembre anch’io comincio a sentire odore di neve e la voglia di sci, e abbiamo sfruttato l’ultima giornata utile prima del brutto tempo per fare il primo giro con gli sci della stagione 14/15. Dove se non in Marmolada? La scelta al momento è praticamente obbligata se non si vuole spalleggiare gli sci fin oltre i 2000 metri.  E vi confesso che mi son pure divertito un sacco, riprendere in mano gli sci dopo sei mesi con la sensazione di non aver mai smesso a pellare mi mette sempre il sorriso. Peccato per le nubi che hanno azzerato la visibilità quando abbiamo cominciato la discesa,  e non ci ha permesso di godere a pieno di una bella discesa su neve un pò pressata. Al momento, partendo dalla diga del Fedaia si parte e si arriva sci ai piedi senza particolari danni sotto le solette.

Tutti speriamo in un abbassamento delle temperature e neve oltre i mille metri, se non altro per poter fare qualche curva in pista la settimana prossima. A presto!

Arrampicare nelle Grigne.Traversata dei Magnaghi,Canalino Albertini + Variante Polvara + Via Lecco.

L’autunno è ancora un’ottima stagione per arrampicare nelle Grigne, soprattutto per chi ricerca itinerari classici di media difficoltà. Qui sotto trovate delle immagini dello scorso weekend, sulla traversata dei Torrioni Magnaghi. Moltissime le combinazioni possibili, da decidere anche in base al traffico in parete. In sequenza, abbiamo arrampicato il Canalino Albertini alla Torre Magnaghi Meridionale, la Variante Polvara sul Centrale e concluso con la via Lecco sulla Torre Magnaghi Settentrionale, scalando per lo più su difficoltà intorno al IV grado, lungo tiri ottimamente protetti da fix a volte ben distanziati. Roccia bellissima e l’unto non è assolutamente un problema, nonostante le migliaia di ripetizioni.
Speriamo il tempo rimanga così bello per un altro mese, prima di ricominciare a sciare.
Alla prossima!

Sulla classica Studlgrat al Grossglockner.

Arrampicare sulla Studlgrat.

Lungo la Studlgrat.

Dopo un settembre quasi estivo, anche ottobre sta regalando giornate molto belle con temperature gradevoli in montagna. Approfittando della chiusura dello Stüdlhütte posticipata a questo weekend, giovedì sera mi son trovato con Ricarda e Hansi a Kals am Grossglockner per salire al rifugio e arrampicare la classica Studlgrat il giorno dopo. E’ sempre meglio evitare il weekend sul Grossglockner, l’affollamento del rifugio e nella montagna potrebbe essere notevole, anche verso la fine stagione, quando il passaparola dice che le condizioni sul ghiacciaio e in alta quota sono ottime.

Le previsioni a un giorno solitamente ci azzeccano, non ci aspettavamo una giornata super, ma il sole, temperature buone e l’assenza di vento previsti ci facevano sperare in una chiusura di stagione piacevole e divertente.  Così alle 6 ci incamminiamo su per il ripido sentiero che porta al ghiacciaio Teischnitzkees, e al posto di un cielo stellato ci troviamo avvolti in una nebbia fitta e fredda in stile Galles; preferiamo evitare il ghiacciaio (la traccia non è molto chiara all’inizio) stando  sulle roccette della Luisengrat (qualche traccia e ometto aiutano nel percorso). Arrivati alla base delle rocce della Studlgrat ci leghiamo, e cominciamo ad salire con attenzione, perché sul versante ovest le rocce sono coperte da un leggero strato ghiacciato e molti sastrugi appiccicati sulle pareti. Il sole, quello previsto da tutti i siti internet, lo troviamo fortunatamente ben oltre la Frühstückplatz, quando si deve affrontare il tratto più impegnativo della cresta. La roccia è asciutta, vediamo la croce di vetta già raggiunta da qualche cordata lungo la Normale. Al nostro turno in cima siamo da soli, di nuovo avvolti dalla nebbia e da un vento freddo e umido che ti entra nelle ossa. Il tempo di un drink, qualche foto e una barretta ci mettiamo i ramponi e scendiamo lungo la Normale molto velocemente, non c’è nessuno intorno a fare i classici tappi.
Le condizioni sul ghiacciaio al momento sono perfette, la crepaccia sotto la ferratina che porta all’ Erzherzog-Johann Hütte è chiusa e la neve è abbondante per essere a fine stagione. Scendiamo direttamente per il Mürztalersteig per goderci la meritata birra alla Lucknerhütte, quella che ti da la spinta finale fino a valle.

Devo essere sincero? Il tempo non è stato dei migliori, ma la nebbia, la neve ghiacciata, il vento hanno reso la salita molto avventurosa, in un contesto “drammatico” volendolo definire all’inglese. Andate a farci un giro a breve, se ne avete l’occasione. I larici nella Ködnitztal sono belli dorati, di gente in giro ce n’è poca e il locale invernale della Stüdlhütte è comunque ben attrezzato. Salire in cima alla vetta più alta dell’Austria in autunno è un’ esperienza imperdibile.

 

Vie a spit in Dolomiti. “Odio la Guerra”, Lagazuoi (6c max).

Ieri in una giornata piuttosto fresca ho ripetuto insieme a Checco la nuova creazione di Mario Dibona al Lagazuoi, “Odio la Guerra”. Questa estate in Dolomiti non ho avuto molto tempo per arrampicare veramente (diciamo quasi zero?), e trovo che salire le vie a spit sia ben allenante quando si è a digiuno di scarpette e di arrampicate sostenute.
Tornando alla salita in questione, faccio i complimenti a Mario per la bella via. Una arrampicata di grande soddisfazione, su roccia bellissima, caratterizzata da una scalata mai banale ma sempre tecnica ed entusiasmante. Di seguito qualche nota sui tiri della via, che in qualche caso mi hanno trovato in disaccordo con la relazione sul suo sito. Una corda da 60m e 12 rinvii sono sufficienti.

L1, 35m. 5c. Bel tiro in placca, spit, un chiodo normale e un chiodo artigianale.

L2, 35m.  6a/b. Placca bellissima, di movimento, tecnica. Due chiodi normali (il primo con cordone, il secondo difficile da vedere subito, prima dell’ultimo spit che porta al facile traverso a dx verso la sosta).

L3, 15m. 6a+. Tiro corto, bello strapiombo, possibilità di azzerare il passo.

L4, 30m, 6a+. Altra bella placca tecnica, Attenzione ad un passaggio un pò boulderoso in partenza da una larga cengia a metà tiro.

L5, 30m, 6c. Qui la relazione ufficiale grada il tiro 6b+. Saranno state le dita fredde, la poca forma (mia)…ma entrambi abbiamo concluso che un 6c ci sta benissimo. Placca super ma molto tecnica, con un passo secondo me obbligato (6b), e quello successivo bellissimo e intenso dove se non ci fosse un cordone ad allungare lo spit sucessivo sarebbe assolutamente obbligato. Ripeto tiro super (e chiave della salita), secondo me un pochino oltre le difficoltà medie della via.

L6, 40m, 6b/6b+. Qui invece trovo che il passo dato in relazione in A0 sia atletico ma comunque tranquillo, piccole prese per iniziare poi subito buoni appigli. Consiglio di portare qualche cordino per allungare un paio di protezioni lungo il tiro.

Alla fine della via una traccia di sentiero porta alla Cengia Martini, che si percorre verso le Gallerie del Lagazuoi e quindi al sentiero di rientro al parcheggio della funivia.

Buona arrampicata!

Alpinismo in Engadina. Traversata del Piz Morteratsch e Eselgrat sul Piz Roseg.

Secondo gendarme della Eselgrat.

Secondo gendarme della Eselgrat.

Settembre non tradisce mai le aspettative, a maggior ragione quest’anno, segnato dall’estate più schifosa che io possa ricordare. Un paio di settimane fa sono ritornato in Engadina con Jean, purtroppo l’ombrello è stato nostro compagno di viaggio (fidatissimo anche!) da Morteratsch fino a quasi la Chamanna Boval. Il nostro piano iniziale era di salire la Cresta da la Spraunza sul Piz Morteratsch, ma l’abbondante nevicata in quota di qualche giorno prima ci ha fatto ripiegare sulla facile e divertente via normale che passa per la Fourcla da Boval. Messo piede sul ghiacciaio siamo stati abbracciati da nuvole e visibilità azzerata, che non ci hanno comunque fermato nel nostro percorso fino alla cima. “Almeno non abbiamo preso acqua” ci siamo detti, e proseguendo la traversata giù alla Chamanna Tschierva alla fine stati premiati con qualche bel raggio di sole. L’indomani dopo la colazione delle 3.30, ci siamo incamminati da soli per il sentiero che porta alla Vadret da Tschierva, una bella morena di sfasciumi e grosse pietre (anche qui come sulla Biancograt i catarifrangenti aiutano nella navigazione), e dopo un’ora e mezza abbiamo cominciato a zig zagare sulla parte bassa del ghiacciaio tra crepacci enormi, fino a ricongiungerci con la traccia sulla neve. L’obiettivo della giornata era la Eselgrat sul Piz Roseg, una grande classica su una delle cime più affascinanti di tutte le Alpi. L’ambiente circostante è splendido, con le pareti del Bernina e Scerscen, e poi la Nord del Roseg sopra la testa in condizioni ottime. La parte di roccia l’ho trovata entusiasmante, con passi non banali e molto esposti, su gneiss DOC. Arrivati sulla cupola di neve ci siamo portati (non senza fatica, si sprofondava parecchio) alla Schneekuppe dove le tracce del giorno prima finivano, la cima vera e propria era carica di neve e la cresta molto affilata. Anche noi non ci siamo avventurati, un pò perplessi ma comunque soddisfatti abbiamo cominciato la discesa fino alla Tschierva, dove Caroline ci ha detto che “tutti si fermano alla Schneekuppe, normale..”. Della serie anche gli Svizzeri non son sempre precisi.
Birre, sidro, zuppa, dolce, e poi ci siamo incamminati giù in Val Roseg, dove l’ombrello si è rivelato ancora fondamentale e al superamento del km 20 della nostra giornata si è materializzato un rumeno cammuffato da local di Pontresina su un Forester che ci ha portato alla macchina fino al parcheggio di Morteratsch.
Una 3 giorni di alpinismo perfettissima!