Freeride a Sankt Anton am Arlberg. Schindler, Valluga, Wirt, Kreuzjochspitze.

Schindler Spitze, Sankt Anton Am Arlberg.

Schindler Spitze, Sankt Anton Am Arlberg.

Lunedi e martedì scorso siamo andati a fare una bella visita alla mecca del Freeride, Sankt Anton am Arlberg. Nonostante fosse passata quasi una settimana dall’ultima nevicata, siamo riusciti a trovare bella neve e qualche prima traccia tra Schindler e Valluga. La partenza dalla cima del Valluga non era molto bella, una grossa valanga ha rovinato il primo ripido pendio obbligando ad una sciata controllata, ma in Paziel Tal abbiamo dato sfogo a belle serpentine polverose. Abbiamo chiuso il primo giorno a Stuben, con una bella discesa ripida dal Wirt, sempre in prima traccia.
Martedi abbiamo optato per un bella combinazione impianti + pelli di foca, partendo dalla cabinovia di Rendel. Con 600 metri di dislivello ci siamo aggiudicati la prima traccia dalla Kreuzjochspitze giù in Malfontal. Una discesa splendida di 1600 metri di dislivello fino a Pettneu, con un bel canale ripido all’inizio che porta su larghi pendii ideali per grandi curve.

Kai nel ripido canale iniziale del Kreuzjoch. Sankt Anton Am Arlberg.

Kai nel ripido canale iniziale del Kreuzjoch. Sankt Anton Am Arlberg.

Al momento mi trovo ancora in zona Arlberg, una bella nevicata è stata rovinata da una pioggia tardo primaverile fino oltre i 2000 metri. Tanti impianti chiusi a Sankt Anton e neve insciabile, come fosse malta. Tutti sperano nell’abbassamento delle temperature previsto per domani sera, e nella bella nevicata che dovrebbe arrivare mercoledì. Stay tuned!

 

Alpinismo in Dolomiti. Via Inglese al Piz Popena e via normale al Becco di Mezzodi

Via Inglese, Piz Popena.

Via Inglese, Piz Popena.

Tre giorni fa la Befana ha messo fine alla lunghissima alta pressione che ci perseguitava ormai da mesi, qualche fiocco di neve è sceso in Dolomiti, giusto per dare un timido tocco di inverno alle nostre montagne. Le pelli di foca sono ancora parcheggiate da qualche parte in cantina, l’unico modo per macinare un pò di dislivello e scaldare le gambe è andare a camminare in montagna o fare alpinismo classico, le temperature degli ultimi giorni e il cielo coperto non sono il massimo per arrampicare.
Qualche giorno fa sono stato con Michele e Carlo al Passo Tre Croci per salire la bellissima cresta sud del Piz Popena, la Via degli Inglesi era una grande classica del secolo scorso, anche come bellezza della salita (tra le ripetizioni illustri si trova anche il nome di Re Alberto dei Belgi). Un percorso molto lungo, con un avvicinamento abbastanza faticoso, al momento reso più complicato dalla presenza di neve e dalle temperature non più autunnali. Purtroppo non siamo riusciti a salire in cima al Piz Popena, raggiungere la prima spalla è stato più lungo di quanto avevo preventivato, e non avevamo molta voglia di rientrare col buio.
Confermo la bellezza della roccia e dell’itinerario, sempre molto esposto e aereo. Una salita d’altri tempi da non perdere per tutti gli amanti delle lunghe giornate in montagna.

Sulla cresta finale prima della vetta. Becco di Mezzodì.

Sulla cresta finale prima della vetta. Becco di Mezzodì.

Ieri abbiamo sfruttato l’ultimo giorno di bel tempo per una gita lungo la via normale al Becco di Mezzodì, una cima di Cortina che non avevo ancora avuto occasione di salire. Nel brevissimo tratto di arrampicata c’è un camino liscio che obbliga l’utilizzo di schiena e gambe per superarlo, una tecnica che non siamo più abituati ad utilizzare. La cresta finale che porta velocemente in cima è molto divertente e suggestiva adesso che è coperta di neve. Il panorama dalla vetta su tutta la Conca Ampezzana è unico.
Ora il meteo prevede l’arrivo di un pò di neve, 20-30 centimetri sicuramente non cambieranno la situazione del momento, ma sono pur sempre un inizio…incrociamo le dita.

 

 

 

Arrampicare in Dolomiti a Natale. Punta Fiames, parete Sud, via Dimai.

All'uscita del Camin del Frasto. Dimai, Punta Fiames.

All’uscita del Camin del Frasto. Dimai, Punta Fiames.

Eccomi qui, ancora per parlare di arrampicate al 22 dicembre. Mi sembra così strano ma al tempo stesso così naturale il continuare a pensare alla roccia. Negli ultimi anni con le prime nevicate parcheggiavo controvoglia tutta la ferramenta, proprio quando sei al top della forma. Prendevo gli sci e le pelli, un pò di fatica in salita con gli amici, e alla prima scivolata era già tutto chiaro dentro di me. Non c’era più spazio per la roccia, i sogni e i progetti avevano tutti lo stesso nuovo mezzo. Un paio di sci.
Ancora al 22 dicembre non c’è traccia di neve. La speranza è l’ultima a morire, diciamo che la mia per il momento è ben sopita. Ho voglia di bel tempo, di arrampicate e avventure in montagna. La settimana scorsa son salito sulla Punta Fiames, come faccio ogni autunno, stavolta seguendo la via Classica tracciata da Dimai e Verzi nel 1901 nella parete sud. Una arrampicata classica di IV grado molto divertente, su una bella parete della conca Ampezzana, dove la roccia è scaldata dal sole tutto il giorno, anche troppo di questi tempi. Si trova un pò di tutto, belle placche e una serie di camini con qualche passaggio non proprio da principianti. Nel camino chiave della via, il “Camin del Frasto”, si deve usare bene tutto il corpo per saltare fuori dal passaggio, proprio come si faceva una volta. Negli ultimi tiri, ripidi ed esposti su roccia splendida, il mio pensiero vagava tra alpinisti di 100 anni fa su per questa e tante altre pareti delle Alpi. Che coraggio e ardimento da vendere avevano!

L'uscita della ferrata Strobel, Punta Fiames.

L’uscita della ferrata Strobel, Punta Fiames.

La Punta Fiames è una delle tante cime delle Dolomiti dove si può ancora arrampicare in tranquillità e senza il traffico estivo. C’è solo l’imbarazzo della scelta, finché la neve non si deciderà a scendere in abbondanza e sarà il momento di cambiare gli attrezzi.
A tutti voi i migliori auguri di Buon Natale e Buone Feste!

Arrampicare sulla Grande Micheluzzi al Piz Ciavazes l’8 dicembre.

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Sul traverso della Grande Micheluzzi, Piz Ciavazes. 8 dicembre 2015

Dopo un’estate splendida e calda tutti ci siamo messi in attesa di un pò di brutto tempo. La nuova luna settembrina venuta con meteo così così’ ci ha messo l’anima un pò in pace (un proverbio sulla luna di settembre dice che le condizioni meteorologiche nei giorni immediatamente precedenti e successivi al novilunio di settembre, sembrerebbero destinate a ripetersi per tutte le successive 7 nuove lune), mentre il bel tempo continuava imperterrito. Arrivato novembre, ne ho sentita un’altra, ovvero che dopo un’estate calda e un autunno di bel tempo la neve arriva, e tanta. E anche novembre, mese senza mezzi termini normalmente schifoso in montagna perché le giornate si accorciano e il tempo non è dei migliori, si è rivelato fantastico, e caldo. E la neve? E’ appena passato Sant’Ambrogio e non si è fatta ancora vedere. Nel vero senso della parola, di neve non ce n’è a tutte le quote, niente, zero. Guardatevi qualche webcam, e di bianco troverete solo le strisce artificiali delle piste da sci, dove le varie società hanno fatto davvero l’impossibile per aprire il carosello. Purtroppo “the show must go on”, la gente vuole sciare quando è il momento, e sembra che in molti ci sono andati, trovando anche bella neve. Chissenefrega se poi lo scenario intorno è marrone, brullo, naturalmente non ricoperto di neve.
Qualcuno potrebbe domandarsi: ma allora che si fa in montagna adesso? Tutto, letteralmente tutto quello che si può fare in montagna in autunno. Passeggiare a tutte le quote, andare in bicicletta, arrampicare al sole perché le giornate sono splendide e la montagna è silenziosa. Ieri con due amici siamo stati al Piz Ciavazes ad arrampicare sulla Grande Micheluzzi, la grande classica della parete con quel traverso di 90 metri su roccia compatta che divide la salita in due parti uguali. Uno spettacolo scalare solo con il pile, il motodromo del Sella – Pordoi che ti violenta durante l’estate è in letargo, ti arrivano solo le voci di qualche cordata vicina.

8 dicembre 2014, Carlo Zortea in Val Travignolo

8 dicembre 2014, Carlo Zortea in Val Travignolo

L’anno scorso ero proprio insieme a Nicoletta, sempre l’8 di dicembre, sci e pelli di foca ai piedi. Con gli stessi dubbi di oggi, perché la neve c’era solo oltre i 2000 metri, sotto non c’era niente e di perturbazioni all’orizzonte nemmeno l’ombra. Era una giornata stupenda quell’8 dicembre, tanto quanto ieri, e inaspettatamente la gita si rivelò perfetta, con una sciata su polvere leggera in Val Travignolo . Ieri abbiamo comunque goduto di quello che la montagna ci sta offrendo, perché al momento sciare è qualcosa di totalmente innaturale tanto quanto quelle sottili e strette strisce bianche.
La neve, quella vera, arriverà quando le pare e piace.

La Cengia dei Camosci, sullo sfondo la Sud Ovest del Sass Pordoi e la Marmolada.

La Cengia dei Camosci, sullo sfondo la Sud Ovest del Sass Pordoi e la Marmolada.

Wandfluegrat, la via normale lungo la cresta sud della Dent Blanche.

Una cordata a pochi passi dalla vetta della Dent Blanche.

Una cordata a pochi passi dalla vetta della Dent Blanche.

Inseguire un progetto in montagna è sempre una questione di preparazione, di fortuna con il meteo, e soprattutto di tempo a disposizione. Salire in cima a tutti gli 82 Quattromila delle Alpi è il grande sogno di ogni alpinista che si rispetti, che necessariamente richiede anni di esperienze, realizzazioni e fallimenti. Poi ci sono i professionisti come Ueli Steck che nell’estate passata ha dato prova del suo talento salendo tutte le 82 cime oltre i 4000 metri delle Alpi in soli 62 giorni…ma questa è un’altra storia e un altro pianeta!
Oggi sono qui a raccontarvi una storia normale di persone normali, la storia del barbiere di Pedavena, un piccolo paese del Feltrino conosciuto per l’ottima birra Pedavena appunto. Claudio ha compiuto 50 anni, 23 anni fa ha salito il suo primo 4000 delle Alpi, e anche il più alto, il Monte Bianco, e questa estate era pronto per realizzare il suo sogno salendo l’ultimo suo 82esimo Quattromila, la Dent Blanche. Ci siamo riusciti insieme, a fine settembre, in una giornata stupenda e la montagna tutta per noi. E’ stato emozionante per me vedere Claudio metter piede per primo sulla cima, e fotografarlo con un bel poster che siglava la fine del suo progetto, 23 estati per salire tutti i Quattromila delle Alpi. Sei un Grande Claudio, con un gran Cuore e una Passione infinita.

Claudio in cima al suo 82 esimo Quattromila, la Dent Blanche.

Claudio in cima al suo 82 esimo Quattromila, la Dent Blanche.

Qualche informazione sulla Wandfluegrat, via normale lungo la cresta sud della Dent Blanche.

La Dent Blanche è una montagna stupenda della Val d’Herens, nel Canton Vallese, una piramide da cui scendono quattro creste di roccia e neve. La via normale sale in cima ai 4357 metri seguendo la cresta sud, chiamata Wandfluegrat, un itinerario bellissimo e paragonabile alla Cresta dell’Hornli sul Cervino. Rispetto a quest’ultima, però, la Wandfluegrat risulta molto meno addomesticata, in parete si trovano pochi chiodi e spit, solo dove necessari, e qualche lungo fittone sul canale a sinistra del Grande Gendarme. In Val d’Herens poi non ci sono impianti di risalita, e per raggiungere la bella Cabane Rossier si deve camminare per 5/6 ore e coprire ben 1600 metri di dislivello. La via normale lungo la cresta Sud si pulisce molto velocemente dopo una nevicata, e salirla a fine stagione è un vero piacere per gli amanti della tranquillità e dei colori autunnali. Come tempi di salita e discesa siamo come il Cervino più o meno, 4 ore in su e poco più di 3 ore in giù sono sufficienti per una cordata svelta nelle manovre di corda e nella progressione, e senza traffico lungo la via.
La Cabane Rossier fuori stagione è comunque aperta senza gestore, si ha a disposizione l’intero rifugio e non un freddo locale invernale. Si trovano piatti, pentole, e un bel pò di legna per utilizzare la cucina economica, per sciogliere la neve e scaldare un pò l’ambiente. Basta ricordarsi poi di sistemare e pulire tutto, e di prendere una di quelle piccole vecchie buste del CAS che si trovano in rifugio e mettere dentro i soldi del pernottamento.

Svizzera. Monch, Jungfrau e cresta dell’Hornli sul Cervino.

Una cordata in discesa sulla cresta esposta del Monch.

Una cordata in discesa sulla cresta esposta del Monch.

Ben in cima alla Jungfrau. Sullo sfondo il Monch.

Ben in cima alla Jungfrau. Sullo sfondo il Monch.

Ben in cima al Matterhorn, vetta svizzera 4478m.

Ben in cima al Matterhorn, vetta svizzera 4478m.

Con la seconda settimana di settembre chiudo la mia spedizione estiva nelle Occidentali. Il progetto di Ben è di salire in cima all’Eiger per la cresta Mittellegi, ma il tempo ballerino di inizio del mese non ci fa ben sperare, fortuna mia è che anche Ben come Priyanka non ha alcun problema nel cambiare obiettivo. “Albi, ci sono talmente tante cime nella mia wishlist…se questa volta l’Eiger non fosse in condizioni, lo faremo l’anno prossimo. Che problema c’è!” fossero tutti come Ben, sarebbe un mondo più facile per noi guide.
Decidiamo comunque di non demordere, ci spostiamo a Grindelwald per acclimatarci e prendiamo il trenino che ci porterà sul ghiacciaio dello Jungfrau. Da bravi turisti usciamo a vedere il panorama ad ogni fermata del treno, e ad Eismeer rimango sconcertato nel vedere tanta, troppa neve sotto il rifugio Mittellegi.
La giornata è splendida, adesso non ha senso pensare all’Eiger e arrivati col treno alla Sphinx ci incamminiamo per salire il Monch lungo la via normale e cominciare il nostro acclimatamento. Troviamo qualche cordata in discesa, ottime condizioni sull’itinerario, e una bella traccia sul filo di cresta che la rende piuttosto esposta. L’indomani il tempo è ancora splendido, di buon ora ci alziamo per salire in cima alla Jungfrau lungo la classica normale per il Rottalhorn e Rottalsattel. L’itinerario è molto bello e interessante, qualche tratto in roccia che non superano il III grado e buona neve su tutto il ghiacciaio. Il panorama anche da questa cima è grandioso su tutte le Alpi Occidentali.

Traversando il ghiacciaio sotto il Rottalhorn.

Traversando il ghiacciaio sotto il Rottalhorn. Sullo sfondo, da sx a dx: Eiger, Monch e Trugberg.

La meteo è incoraggiante per i giorni seguenti, ma non vediamo buone chances di salita sull’Eiger. Il rifugio Mittellegi non riaprirà i battenti dopo dieci giorni di chiusura per il brutto tempoe. Ci giungono invece buone notizie dal Cervino, dove le guide locali hanno ripreso a salire la cresta della Hornli. Un peccato non poter chiudere la Trilogia dell’Oberland, ma anche qui sarà un “arrivederci alla prossima occasione”.
Ci spostiamo così a Zermatt, la previsione meteo è ottima per entrambi i giorni, e così sarà. Una prima breve giornata di avvicinamento al nuovissimo, costosissimo e splendido Hornlihutte, e una seconda giornata, faticosa e fredda per salire e scendere dal Cervino. Per noi saranno poco meno di 9 ore da rifugio a rifugio, un ottimo tempo viste le condizioni trovate (qualche tratto di neve insidiosa sotto le placche Moseley e ottima traccia su neve dalla spalla alla cima). Complimenti a Ben che con caparbietà e gran forza di volontà è riuscito in questa splendida salita, nel 150 esimo anniversario della prima ascesa della Cresta dell’Hornli.

Qualche informazione in più sulla salita al Cervino per la cresta dell’Hornli.

Ben sulla cresta aerea della Spalla. Matterhorn.

Ben sulla cresta aerea sopra la Spalla. Matterhorn.

La cresta dell’Hornli è la via normale svizzera sul Cervino ed è anche l’itinerario più facile per salire sulla cima di una delle montagne più famose, fotografate e iconiche del mondo. E’ una salita stupenda e completa nel suo insieme, la roccia è ormai solida e ripulita dai passaggi, a patto che non si perda di vista il giusto percorso. Appena ci si allontana dalla via maestra, il terreno e la roccia diventa subito infido e friabile. La via potrebbe essere molto frequentata quando le condizioni della montagna sono molto buone, sicuramente dalla scorsa estate molte cordate hanno deciso di salire dalla Cresta del Leone (più impegnativa della normale svizzera) visti i costi “proibitivi” del nuovo Hornlihutte. Molti, prudentemente, si affidano ad una guida alpina per salire in cima al Cervino, perché la gestione della cordata è complessa su una montagna del genere.
Se guardiamo alla salita in termini tecnici, le difficoltà non superano mai il III grado (e di III grado ci saranno si e no pochi metri). In termini pratici, la salita è impegnativa perché si devono coprire oltre 1200 metri di dislivello su un terreno abbastanza tecnico, dove è necessario sapersi muovere con disinvoltura ed efficienza, superando le difficoltà piuttosto velocemente. Parlando in numeri, un ritmo in salita di 400 metri/ora è necessario e direi indispensabile per affrontare il Cervino,insieme ad un buon acclimatamento.
La cresta dell’Hornli è un itinerario essenzialmente di roccia, con delle sezioni ripide di neve e/o ghiaccio di solito nella parte finale. Una guida accompagna generalmente una sola persona, perché la salita è continuamente esposta e lunga, in discesa si deve spesso disarrampicare ed essere sempre attenti. Capita di incontrare cordate indipendenti composte da 3 alpinisti, e potreste anche trovare guide che accompagnano due clienti, ma se la cosa potrebbe essere vantaggiosa per voi in termini economici, dal lato della sicurezza in primis è certamente da evitare. Le chances di salire in vetta per una cordata di due persone sono molto più alte e la gestione della corda molto più sicura, efficace ed efficiente.

Faules Eck all'alba, Cresta dell'Hornli. Matterhorn.

Faules Eck all’alba, Cresta dell’Hornli. Matterhorn.

Quando diventa “ragionevolmente sicura e percorribile” la cresta dell’Hornli?
Le chances di salire in cima al Cervino sono molto buone quando la cresta dell’Hornli è secca (senza neve) fin sotto alla Spalla, ovvero fin dove si trovano le maggiori difficoltà tecniche su roccia. Intraprendere la salita dopo una nevicata, o in generale quando si trova neve abbondante anche sotto la Capanna Solvay riduce sensibilmente le possibilità di salita, che diventa troppo tecnica (indossare i ramponi sui tratti di roccia rallenta molto la progressione della cordata) e le tempistiche diventano troppo lunghe.

Qual’è il tempo necessario per salire in cima al Cervino per la cresta dell’Hornli?
In Internet e nei vari report di salite si trova un pò di tutto, ma un tempo ragionevole e buono per salire e scendere dalla Cresta dell’Hornli è tra le 8 e le 9 ore. Personalmente trovo che tempi totali di andata e ritorno oltre le 9 ore siano potenzialmente pericolosi e da evitare, perché più tempo si passa in una montagna come il Cervino e più stanchi si diventa. E più si rischia di commettere errori ed essere troppo lenti, soprattutto in fase di discesa, momento in cui statisticamente succedono degli incidenti. In termini pratici, se in salita si raggiunge la capanna Solvay intorno alle 2 ore (ciò vuol dire mantenere un bel passo, i 400 metri/ora di cui parlavo prima), allora siamo in tabella di marcia. Se ci si avvicina alle 3 ore, è meglio fermarsi e più prudentemente pensare di scendere invece che proseguire per la cima.

E se il Cervino non fosse in condizioni? 
Se il Cervino non fosse in condizioni quando siete a Zermatt con la vostra guida, sarete comunque nel posto giusto per altre avventure. Avete intorno a voi un buon numero di cime di 4000 metri che possono essere dei validi piani B. Mettetevi nelle buone mani della vostra Guida, e buone salite!