Giugno in Dolomiti. Trekking, via ferrata e arrampicata.

Dopo una bellissima pausa di vacanza con la famiglia, dalla metà di giugno ho ripreso ad andare in giro per le Dolomiti. Il tempo non è stato dei migliori nella prima parte del mese, ma le giornate son sempre state molto fresche e piacevoli. Tra un trekking,una via ferrata e arrampicata non ho avuto tempo da dedicare al sito e alle mie foto, ma son sempre stato attivo su Instagram, e questo mi da una grande possibilità di condividere istanti particolari (il più delle volte divertenti) soprattutto della mia vita di guida alpina. Stiamo entrando nel pieno della stagione, non so quanto margine mi resterà da passare davanti al mio Macbook (la famiglia e mia figlia reclamano il mio tempo libero!). Seguitemi su Instagram se vi interessa scoprire cosa combino di bello (o di brutto) tra i monti.

Qui sotto un paio di foto simpatiche insieme a Paul e i suoi splendidi figli, Lucy e Henry,direttamente dal Wyoming, con cui ho salito la classica Alverà sulla sud-ovest dell’Averau e il bellissimo diedro Dall’Oglio sulla Cima del Lago. A presto!

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Averau, Via Alverà.

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Sull’ultimo bellissimo tiro del Diedro Dall’Oglio. Cima del Lago.

Vacanze, mare e trekking a Tenerife. Pico del Teide e Barranco de Masca.

In cima al Teide.

In cima al Pico de Teide.

Maggio è tempo di vacanze per una guida alpina! Quest’anno sono volato con le mie donne a Tenerife per un pò di mare e trekking. Andare a Tenerife vuol dire avere garanzia quasi totale di sole, tra una spiaggia e un giro in macchina ho avuto occasione di fare un paio di escursioni molto interessanti. Nella prima sono salito in una mezza giornata in cima al Pico de Teide, che con i suoi 3716 metri è la cima più alta della Spagna. Ho evitato di prendere la funivia turistica che dalla base del Teide a 2300 metri circa ti deposita a 3550m a pochi metri a piedi dalla cima per fare un bella sgambata. Ho seguito il sentiero n.7 che parte dalla strada principale dopo la teleferica e passa per il Rifugio Altavista e la Montana Blanca. Un panorama inusuale e molto particolare per una escursione piuttosto lunga e faticosa se non acclimatati e affrontata in giornata (1400 metri di dislivello per un sviluppo di oltre 17km. Dettagli sul mio profilo Movescount), ma dai panorami mozzafiato carichi di blu, verde e arancione. Per salire alla cima del Teide non scordatevi di prenotare per tempo un visto su questo sito perché la carta viene controllata insieme al passaporto.

Le scalinate del villaggio di Masca.

Le scalinate del villaggio di Masca.

Con Silvia e Bianca abbiamo fatto un’altra stupenda escursione in discesa lungo il Barranco de Masca. Solo fare un giro in macchina per la punta sud ovest dell’isola merita il viaggio, i tornanti stretti e ripidi sono a dir poco emozionanti, e il paesaggio pure. Tanto verde, valli profonde, ripide e selvagge. La discesa lungo il Barranco de Masca è una escursione moderatamente lunga e non priva di pericoli. Va affrontata con equipaggiamento adeguato e buone scarpe da montagna. Nella prima parte il sentiero è ben scalinato, immerso tra i Cactus e Aloe Vera, poi si insinua in questo lungo canyon selvaggio. Purtroppo scattare una foto non rende l’idea di grandezza del luogo, delle sue pareti ripide e dei colori. Bisogna andarci.

Raggiunta la Playa de Masca dopo ben 8,5km di Barranco e 3 ore e mezza abbondanti di escursione (vedi Move) abbiamo preso il motoscafo (servizio a 10euro a persona ogni mezz’ora) e siamo rientrati a Los Gigantes.  I miei complimenti vanno a Silvia che ha tenuto duro per tutta la escursione e alla nostra piccola Bianca che dallo zaino non si è persa un attimo di questa splendida gola di Tenerife. Lo zaino porta bambino lo abbiamo noleggiato tramite il sito LittleCanary che consiglio molto. Hanno un sacco di attrezzatura che difficilmente si riesce ad imbarcare in aereo.

L’estate è alle porte, la mia sarà ricca di avventure in Dolomiti, Chamonix, Zermatt, Grindelwald…stay tuned :)

 

Sci alpinismo a Saas Fee. Strahlhorn, Rimpfischhorn e Alphubel.

Sull' Allalingletscher dopo la nevicata. Lo Strahlhorn sullo sfondo.

Sull’ Allalingletscher dopo la nevicata. Lo Strahlhorn sullo sfondo.

Lo scorso weekend con Jean siamo stati a Saas Fee per le ultime gite di sci alpinismo della stagione. E’ stata già dura arrivare a Saas Fee, una nevicata inaspettata fino a bassa quota ha reso le strade molto insidiose. Il rifugio Britannia, comodo e bellissimo è stato il nostro campo base per tre giorni. La meteo preannunciava il passaggio di una perturbazione veloce ma potente, per lasciare subito spazio al bel tempo dalla giornata di sabato. Tutto è andato perfettamente e come da previsioni, sabato ci siamo acclimatati sullo Strahlhorn, una bella e lunga gita con discesa polverosa. Domenica è stata la volta del Rimpfischhorn, un itinerario splendido e soprattutto completo alpinisticamente, se dalla spalla a 4000 metri si sale fino alla cima, seguendo la via normale per canali di neve ripidi e una cresta di roccia molto bella con difficoltà intorno al II grado.

Jean in discesa dall'Alphubel. L'Allalinhorn sullo sfondo.

Jean in discesa dall’Alphubel. L’Allalinhorn sullo sfondo.

L’ultimo giorno, ancora col bel tempo, partiamo molto presto dal Britannia per risalire ancora l’Allalinpass, poi in discesa lungo il Mellichgletscher per 300 metri di dislivello. Ripelliamo sul Alphubel Gletscher fino a ritrovare la traccia che sale dalla Taschhutte fino al Alphubeljoch e finalmente al sole sulla Est dell’Alphubel fino in cima.
Non potevamo avere una migliore chiusura di stagione a Saas Fee, 2200 metri di firn dalla cima dell’Alphubel (passando per Langfluh e poi ancora lungo le piste fino a soli 15 minuti dal paese) sono stati il regalo più bello di questo tour in alta quota. Parcheggiamo gli sci in soffitta adesso, è tempo di arrampicare!
Sul mio profilo Movescount potete vedere e scaricare le tracce dei tre itinerari.

Sulla Voie Royale del Monte Bianco e discesa per la parete Nord con gli sci.

Prime curve sulla Nord del Monte Bianco.

Prime curve sulla Nord del Monte Bianco.

Quando arriva una finestra di tempo splendido nelle Alpi non si può restare a casa. Anche se il weekend è già passato bisogna attivarsi, bisogna caricare gli sci in macchina e andare a Chamonix. Le previsioni sono perfette, lunedì mattina a Plan de l’Aiguille ci incamminiamo insieme ad altri sci alpinisti verso il Refuge des Grands Mulets. Tutti con lo stesso obiettivo: salire in cima al Monte Bianco e scendere la parete Nord con gli sci. Con calma ci portiamo in quota, il Glacier des Bossons e la Jonction sono in ottime condizioni (qualche buco, due-tre tracce di salita ognuna con ponti di neve da verificare), arriviamo ai Grands Mulets giusto in tempo per una ottima Carbonara (chi ha detto che i francesi a 3000 metri non sappiano preparare un buon piatto di spaghetti?).
Il rifugio pian piano si riempie, ci si riposa, alle 6 si cena. La sveglia puntata alle 1.15 è quasi un sollievo, il fatto che nessuno abbia russato sia nella mia camera che in quella di Luca è segno che probabilmente non si è tanto dormito. Combina il caldo soffocante del rifugio che ci ha fatto dormire con la finestra spalancata, e un pò di sana tensione per la salita del giorno dopo..tutti sono più o meno arzilli alla colazione delle 1.30.

Luca sul Dome.

Luca sul Dome.

Per salire in cima al Monte Bianco decidiamo di percorrere la Voie Royale lungo la ripida cresta nord del Dome. Un percorso sicuramente più faticoso nel complesso ma che consente di salire al buio lontano dal pericolo di crolli dai seracchi instabili del Petit Plateau. I colori dell’alba ripagano sempre di ogni fatica e levataccia, e arriviamo alla Vallot pronti per l’attacco finale. Qui comincia la vera salita alla cima, gli ultimi 400 metri di dislivello e l’alta quota pesano come un macigno più sulle gambe che nei polmoni. L’arete des Bosses è in ottime condizioni, i tratti ripidi si alternano alle corte discese dove approfittiamo per riposare. Dopo sette e mezza siamo in cima al Bianco, un groppo in gola lascia entrambi senza parole. Per Luca un sogno che si avvera, per me l’emozione di essere ancora una volta in cima al tetto delle Alpi (la settima), ma la prima con un paio di sci sullo zaino.
Si inizia la discesa, spesso ci fermiamo per guardarci intorno e ammirare la natura ai massimi livelli, ancora increduli di essere in discesa sulla nord del Monte Bianco con gli sci. Le gambe vanno da sole, le pause servono anche per tirare il fiato. Un tratto molto duro sopra il Grands Mulets ci riporta sulla terra e obbliga molta prudenza, una scivolata comporterebbe una fine rovinosa nel buio di crepacci enormi. Passiamo anche questa difficoltà, ci godiamo il firn sopra la Jonction e ci prepariamo a traversare il Glacier des Bossons.
Purtroppo il Grand Finale comporta un pò di fatica, cava e metti e un caldo boia giù a Chamonix, ma poco ci importa. Stanchi e puzzolenti ci portiamo alla macchina, con un grande sorriso per essere stati lassù, in cima al Monte Bianco con gli sci.

Nel mio profilo Movescount potete vedere  e scaricare la traccia della nostra salita. Keep on skiing! :)

Maggio, uscite e corsi di arrampicata sportiva e vie a più tiri tra Rocca Pendice e Lumignano

Tutto il mese di Maggio sarò più o meno a Padova per respirare un pò d’aria di pianura e ricominciare ad arrampicare. Per tutti coloro che sono interessati a corsi di arrampicata sportiva con base presso la palestra di arrampicata del Brentelle, oppure imparare a salire vie a più tiri in sicurezza, propongo uscite di uno o più giorni nei Colli Euganei a Rocca Pendice (a parte le zone “falchizzate”, molte aree sono arrampicabili, incluse le grandi classiche come lo Spigolo Barbiero e Spigolone) o a Lumignano (anche qui ci sono delle interessantissime salite a più tiri nel settore Classica).

Contattatemi per qualsiasi richiesta.

Mary sul secondo tiro della Fessura Rossi, Lumignano Classica.

Mary sul secondo tiro della Fessura Rossi, Lumignano Classica.

In cima al Pelmo con gli sci.

Sulla Cengia di Ball.

Sulla Cengia di Ball, l’Antelao domina lo sfondo.

Non ero mai salito in cima al Pelmo fino all’altro giorno. Da non credere direte voi, eppure tra una cosa e l’altra ho sempre dovuto rimandare, l’ultima volta due estati fa quando mia figlia aveva deciso di nascere e non potevo perdermi i suoi primi secondi di vita.
Da un anno è la mia montagna di casa, la vedo ogni mattina prima di montare in macchina, quando vado col passeggino all’Happy Park di Borca o lungo la ferrovia per San Vito. Si dice che andiamo sempre in cerca di altro e snobbiamo le belle cose che abbiamo comode, ma in questo caso a salire in cima al Pelmo c’è ben poco di comodo, men che meno con la neve e gli sci.
Il primo problema è la sveglia, bisogna incamminarsi presto perché il Pelmo si scalda velocemente ed essere in cima di primo mattino per non mettersi nei casini o peggio ancora dover tornare indietro a metà salita. Non la chiamerei poi una gita con le pelli, piuttosto una lunga gita sci in spalla, e questo è il secondo problema. Partire da Zoppé di Cadore alle tre e mezza di notte per un bosco senza ombra di neve non è molto motivante per i miei standard, e pensare di portare gli sci in groppa per quasi sei ore…fate voi i conti. Il terzo problema, il carattere decisamente alpinistico della gita che richiede normalmente un tiro di arrampicata sul III-IV grado sci in spalla e scarponi ai piedi, corda intera rinvii e balle varie, per fortuna questa volta non c’è, perché la cengia di Ball adesso è praticamente pulita e si riesce ad evitare questo tratto chiave della salita.

Nicoletta in discesa dal Pelmo.

Nicoletta in discesa dal Pelmo.

L’ Alpinismo Eroico mi è un concetto un pò lontano, e proprio perché lo smaronamento alpinistico è al momento tutto sommato accettabile, mi sono convinto di andare in cima al Pelmo insieme a delle top sci alpiniste come la Nico e Dina l’Invisibile. E’ stata una gita speciale, l’atmosfera che si vive in montagna alle prime luci dell’alba ripaga di ogni minuto perso fuori dal letto, e poi, oh! questo è il Pelmo, la prima cima ad essere stata ufficialmente salita in Dolomiti. Quanto ho letto sulla storia di questa montagna e sull’avventura del 1857 di John Ball insieme alla sua guida Giacin durante la prima ascensione. Salire in cima al Pelmo vuol dire mettere piede su un pezzo di storia di alpinismo in Dolomiti. La cengia, in diversi tratti non banale, il Passo del Gatto, poi il Vant, e gli ultimi metri sotto la cima, dove ancora bisogna affrontare un brevissimo tratto esposto e ripido sono tutte parti di un viaggio che emoziona se ci si cala nella parte di un avventuriero irlandese di metà Ottocento.
La discesa con gli sci ai piedi è il perfetto completamento di questa escursione, i pendii del Pelmo sono ideali per una discesa mai impegnativa e di puro piacere quando la neve è trasformata e molla al punto giusto. Alla fine ci siamo poi calati per la paretina di roccia, il Salto Pordon, evitando una buona metà di cengia. Basta portarsi un cordino da 60 metri ed essere tranquilli nel disarrampicare una breve fascia rocciosa, facile ma delicata.

Grazie alle mie compagne di viaggio per una giornata a dir poco memorabile.